Gloora
Haircare

Porosità capelli: come capire la tua (e perché il test del bicchiere non basta)

Redazione Gloora · · 14 min di lettura
Ciocca di capelli osservata da vicino per valutare la porosità dei capelli e lo stato della cuticola

La porosità dei capelli è la loro capacità di far entrare e trattenere l'acqua. Non è un tipo di capello: è uno stato della cuticola, che cambia con la chimica, il calore e il tempo. Capirla serve a smettere di comprare a caso e a scegliere prodotti che funzionano davvero sulla tua chioma.

Cos'è la porosità dei capelli, in termini concreti

La porosità misura quanto facilmente acqua e ingredienti attraversano lo strato esterno del capello. Dipende dallo stato della cuticola: se le scaglie sono compatte e il film lipidico integro, l'acqua fatica a entrare e a uscire. Se sono sollevate o erose, entra tutto in fretta e se ne va altrettanto in fretta.

La cuticola: il tetto del capello

Immagina tegole sovrapposte: 6-10 strati di cellule appiattite che rivestono il fusto. Sopra c'è un film di lipidi, il più importante dei quali è il 18-MEA (acido 18-metileicosanoico), legato in modo covalente alla proteina sottostante. È quel film a rendere il capello sano naturalmente idrorepellente.

Quando il 18-MEA si perde, la superficie diventa idrofila. Lo studio di Schulze zur Wiesche e colleghi sul Journal of Cosmetic Science del 2011 (PMID 21635851) ha simulato lo stress quotidiano — shampoo, phon, sole — misurando una perdita marcata di 18-MEA e il calo dell'angolo di contatto. Tradotto: l'acqua smette di scivolare via e bagna il capello.

Non è una caratteristica fissa

Qui casca il primo mito. Una componente ereditaria esiste — spessore del fusto, numero di strati cuticolari — ma pesa molto di più il danno accumulato: decolorazioni, permanenti, piastra, sole, cloro. E cambia lungo la stessa ciocca: la radice ha una cuticola quasi intatta, le punte sono la parte più vecchia ed erosa. Chi ti dice "sei alta porosità" come se fosse un unico valore sta semplificando troppo.

Porosità e secchezza non sono la stessa cosa

Un capello a bassa porosità può essere secchissimo perché l'acqua fatica a entrare. Uno ad alta porosità è morbido appena bagnato e diventa paglia dopo venti minuti. La secchezza è il sintomo, la porosità il meccanismo: se lavori solo sul sintomo, leggi la guida ai capelli secchi.

I tre livelli di porosità e come riconoscerli

Bassa, media e alta porosità si distinguono da segnali osservabili nella vita reale: quanto ci mette il capello a bagnarsi sotto la doccia, quanto ad asciugarsi, come reagisce alle maschere, se i prodotti restano in superficie o spariscono. Nessun test casalingo batte l'osservazione ripetuta di questi comportamenti.

Bassa porosità: l'acqua rimbalza

Cuticola compatta, film lipidico integro. Sotto la doccia i capelli respingono l'acqua per i primi secondi e impiegano un'eternità ad asciugare. Le maschere ricche restano appoggiate sopra e lasciano una sensazione unta senza morbidezza. Tipica dei capelli vergini, spessi, mai colorati.

Media porosità: il punto d'equilibrio

Assorbono e asciugano in tempi normali, rispondono bene a quasi tutto. È lo stato dei capelli sani e poco trattati: qui il lavoro è di mantenimento, cioè proteggere il film lipidico e non distruggerlo con calore e chimica.

Alta porosità: entra tutto, resta poco

Cuticola sollevata o parzialmente assente. I capelli si inzuppano subito, asciugano in fretta, si crespano con l'umidità e sembrano assetati poche ore dopo l'idratazione. Spesso arrivano nodi e doppie punte.

Le cause sono quasi sempre chimiche. Un'analisi al microscopio su Applied Microscopy del 2024 (PMID 39688633) su capelli decolorati in eccesso ha documentato scaglie separate e distaccate, con numerosi fori nell'endocuticola e nella corteccia dovuti alla dissoluzione della melanina. Non è un modo di dire: sono buchi veri.

Livello Segnali Asciugatura all'aria Cosa serve Cosa evitare
Bassa Acqua che scivola via, prodotti in superficie, pesantezza Oltre 3-4 ore Calore dolce, formule leggere, umettanti, chiarificante periodico Burri, oli occlusivi, proteine ad alto peso, troppi strati
Media Si bagna e asciuga normalmente, tiene la piega 1,5-3 ore Balsamo a ogni lavaggio, maschera settimanale, protezione termica Sovratrattamento, proteine o oli "per sicurezza"
Alta Si inzuppa subito, crespo, torna secco in poche ore, nodi Sotto l'ora e mezza Oli sigillanti, risciacqui acidi, proteine bilanciate, leave-in Shampoo aggressivi, acqua bollente, calore, proteine a ogni lavaggio

Il test del bicchiere è poco affidabile

Il test del capello nel bicchiere — affonda uguale alta porosità, galleggia uguale bassa — è il più diffuso e il meno solido. Misura soprattutto la tensione superficiale dell'acqua e la chimica di superficie del capello, non la porosità interna. Il risultato cambia con i residui di prodotto e con il modo in cui appoggi il capello.

Cosa misura davvero

Un capello pulito e asciutto, appoggiato delicatamente sul pelo dell'acqua, resta quasi sempre a galla nei primi minuti: non perché sia poco poroso, ma perché la tensione superficiale lo sostiene. Se lo lasci cadere da dieci centimetri rompe il menisco e affonda. Stessa ciocca, risultato opposto.

Il secondo problema è chimico. Il galleggiamento riflette la bagnabilità, che dipende dal film lipidico esterno e non dal volume dei pori interni. Un capello con residuo di siliconi galleggia benissimo anche se dentro è devastato.

Cosa dice la misurazione seria

La porosità reale si misura con il sorbimento di gas. Hessefort, Holland e Cloud sul Journal of Cosmetic Science del 2008 (PMID 18818850) hanno quantificato volume dei pori, distribuzione delle dimensioni e superficie interna. Il dato più eloquente: con la decolorazione ossidativa la superficie interna quasi triplica nel primo minuto, per poi crollare dopo dieci minuti quando i pori piccoli collassano in pori grandi.

Quando può servire lo stesso

Il test non è da buttare in assoluto: va trattato come indizio debole, mai come diagnosi. Se prendi tre capelli da zone diverse (nuca, lunghezze, punte), li lavi con uno shampoo chiarificante e li appoggi con la stessa tecnica, una differenza netta tra loro ti dice qualcosa. Non il livello assoluto, ma il gradiente lungo la chioma.

I test alternativi che valgono di più

Tre osservazioni domestiche battono il bicchiere: quanto tempo impiegano i capelli ad assorbire acqua sotto la doccia, quanto ci mettono ad asciugare all'aria e come scorre il fusto tra le dita. Sono grossolane, ma si basano su comportamenti reali del capello e sono ripetibili nel tempo.

Il test dell'assorbimento sotto la doccia

Il più informativo, e il meno citato. Metti la testa sotto l'acqua e conta. I capelli a bassa porosità impiegano diversi secondi prima di risultare bagnati davvero: vedi le gocce perlare e scivolare. Quelli ad alta porosità sono zuppi quasi subito.

Ha un aggancio scientifico reale: nello studio del 2011 citato sopra il tempo di riassorbimento dell'acqua viene usato proprio come indicatore dell'integrità dello strato esterno. Non è folklore da forum, è la stessa logica con strumenti da bagno.

Il test del tempo di asciugatura

Lava, tampona sempre allo stesso modo con un asciugamano in microfibra e cronometra l'asciugatura all'aria a temperatura costante. Ripetilo tre volte in settimane diverse. Sotto l'ora e mezza con capelli di media lunghezza sei quasi certamente in alta porosità; oltre le tre-quattro ore, in bassa.

La cinetica di assorbimento dell'umidità è stata studiata da Breakspear e colleghi sull'International Journal of Cosmetic Science (PMID 39528912), che hanno separato i processi della cuticola da quelli della corteccia. I due compartimenti si comportano diversamente: il tempo di asciugatura è la loro somma osservabile.

Il test dello slip'n'slide

Fai scorrere un capello singolo tra pollice e indice, dalla punta verso la radice. Attrito, granulosità e piccoli scalini significano scaglie sollevate, quindi alta porosità. Se scivola liscio in entrambe le direzioni, la cuticola è compatta.

Il test più onesto resta la tua storia

Ti sei mai decolorata? Fai la piastra tre volte a settimana? Se sì, sei in alta porosità sulle lunghezze e nessun bicchiere ti serve per saperlo.

Routine per capelli a bassa porosità

Con la bassa porosità il problema non è trattenere: è far entrare. La strategia è aprire leggermente la cuticola con calore dolce, usare texture leggere che penetrano invece di depositarsi, e prevenire l'accumulo con chiarificanti regolari. Meno prodotto, applicato meglio, batte sempre la stratificazione.

Il calore è tuo alleato (con criterio)

Applica la maschera sui capelli bagnati e caldi, cuffia in testa, 15-20 minuti. Il vapore della doccia va benissimo. Non parliamo di piastra: solo di temperatura dolce che rilassa le scaglie e lascia entrare gli attivi. A freddo, la stessa maschera resta un rivestimento inutile. Tempi e modalità nella guida alle maschere per capelli.

Formule leggere, non muri di burro

Cerca latti, sieri acquosi, leave-in spray. Ingredienti utili: glicerina, pantenolo, aloe, idrolizzati a basso peso molecolare. Da limitare: karité in dose massiccia, impacchi lunghi di cocco, siliconi non idrosolubili — su una cuticola chiusa restano fuori e appesantiscono.

Sul cocco serve una precisazione, perché è l'ingrediente più frainteso del settore. Lo studio di Rele e Mohile del 2003 (PMID 12715094) ha dimostrato che è l'unico dei tre oli testati — cocco, minerale, girasole — a ridurre in modo marcato la perdita di proteine, grazie all'acido laurico che penetra nel fusto. Funziona davvero. Ma proprio perché si lega alle proteine, in bassa porosità satura in fretta e dà rigidità: dose piccola, frequenza bassa.

Il chiarificante non è opzionale

Ogni 3-4 lavaggi serve uno shampoo che pulisca sul serio, altrimenti il build-up crea uno strato che blocca anche l'acqua: capelli secchi ma unti. È il gesto che più spesso manca a chi si lamenta che "nessun prodotto funziona" sui suoi capelli.

Routine per capelli ad alta porosità

Con l'alta porosità l'acqua entra da sola: il problema è farla restare. La routine ruota attorno a tre azioni — idratare, sigillare, acidificare — più un uso ragionato delle proteine per compensare la perdita strutturale. Prodotti più ricchi, applicati su capelli bagnati, e attenzione maniacale al calore.

Sigillare: il gesto che cambia tutto

Metodo LOC o LCO: liquido (acqua o leave-in), poi olio, poi crema, o l'ordine inverso secondo come risponde la tua chioma. Il punto è chiudere l'idratazione con uno strato occlusivo. Jojoba, avocado e argan funzionano bene. Regola non negoziabile: l'olio va su capelli bagnati, sull'asciutto non sigilla niente.

Acidificare per compattare la cuticola

Un risciacquo finale con acqua fresca o con una soluzione leggermente acida (aceto di mele molto diluito, o meglio un balsamo a pH 4-5) aiuta le scaglie a riappiattirsi. Non è permanente, dura fino al lavaggio dopo. Ma su crespo e lucentezza si vede subito.

Proteine sì, ma con testa

L'alta porosità perde proteine più facilmente, quindi reintegrarle ha senso. Ma il peso molecolare conta. Malinauskyte e colleghi sull'International Journal of Cosmetic Science del 2020 (PMID 32946595) hanno confrontato cheratine idrolizzate a tre pesi (221 Da, 2.577 Da, 75.440 Da): quelle a peso medio e alto hanno aumentato il modulo di Young e ridotto la rottura, mentre quelle piccolissime, pur penetrando in profondità, non hanno stabilizzato la struttura.

Morale: un idrolizzato molto piccolo idrata ma non rinforza. Se cerchi struttura ti serve un peso medio-alto. Per situazioni già critiche, il percorso è nella guida ai capelli sfibrati e rovinati.

Proteine e idratazione: l'equilibrio che quasi tutti sbagliano

Il capello ha bisogno di entrambe le cose, in proporzione. Troppa idratazione senza struttura dà capelli molli ed elastici, senza forma. Troppe proteine senza idratazione danno capelli rigidi che si spezzano al minimo movimento. I segnali sono opposti e riconoscibili, e la correzione è semplice se li leggi in tempo.

Segnali di eccesso proteico

Capelli che sembrano paglia rigida, opachi, che si spezzano di netto invece di allungarsi. Succede a chi, dopo essersi autodiagnosticato "alta porosità", usa una maschera proteica a ogni lavaggio. Sospendi le proteine per 2-3 settimane e punta sugli emollienti.

Segnali di carenza proteica

Capelli che da bagnati si allungano come elastici senza tornare indietro, gommosi, senza forma. Servono idrolizzati di peso medio ogni 10-15 giorni, sempre seguiti da una maschera idratante. Come punto di partenza tieni due trattamenti idratanti per ogni trattamento proteico.

Porosità e capelli ricci: cosa cambia con il metodo curly

Sui ricci la porosità pesa più che su ogni altra texture, perché la forma a spirale espone la cuticola e il sebo fatica a scendere lungo il fusto. Il metodo curly funziona meglio quando lo calibri sulla porosità, non quando lo applichi come protocollo rigido uguale per tutti.

Ricci a bassa porosità: il caso più frainteso

Sono il motivo per cui tante persone dicono "il curly non funziona su di me". Gel e creme ricche su una cuticola chiusa producono build-up, pesantezza e ricci che non si definiscono. Serve alleggerire: gel leggeri, niente burri, chiarificante regolare, applicazione su capelli fradici. Il quadro completo nella guida ai capelli ricci.

Ricci ad alta porosità: qui il curly brilla

Leave-in generosi, gel con buona tenuta, co-wash tra un lavaggio e l'altro, federa di raso la notte. È la combinazione per cui il metodo è stato pensato, ed è qui che dà i risultati più visibili nel giro di poche settimane.

Colorazione e decolorazione: come stravolgono la porosità

Ogni trattamento ossidativo aumenta la porosità, e la decolorazione è il più aggressivo. Non parliamo di capelli "un po' più secchi": sono modifiche strutturali documentate al microscopio, con distacco delle scaglie e cavità nella corteccia. Dopo una decolorazione il capello è di fatto un materiale diverso.

Cosa succede tecnicamente

Kizawa e colleghi sul Journal of Cosmetic Science del 2005 (PMID 16130044) hanno confrontato permanente e decolorazione trovando meccanismi diversi: la permanente eluisce la proteina S100A3 dall'endocuticola staccando pezzi grandi di cuticola, la decolorazione la frammenta in piccoli peptidi per ossidazione irreversibile. Due strade, stesso esito: cuticola compromessa e porosità alle stelle.

La routine post-decolorazione

Abbassa frequenza dei lavaggi e temperatura dell'acqua. Proteine di peso medio con costanza ma senza eccessi. Sigilla sempre. E, la parte impopolare, taglia le punte: nessun prodotto ricostruisce una cuticola che non c'è più. Il resto nella guida alle doppie punte.

Gli errori che si ripetono più spesso

Quasi tutti gli errori sulla porosità nascono da un'etichettatura affrettata: ci si autodiagnostica con il bicchiere e si riorganizza la routine su una diagnosi sbagliata. Il secondo errore è trattare tutta la chioma come se avesse un unico livello. Il terzo è cambiare tutto insieme e non capire più cosa abbia funzionato.

Trattare radici e punte allo stesso modo

Le punte hanno anni in più. Una maschera ricca su tutta la lunghezza appesantisce la radice e sotto-tratta le punte: applica per zone, leggero in alto e ricco in basso.

Cambiare cinque prodotti insieme

Se introduci shampoo, balsamo, maschera, leave-in e olio nella stessa settimana e qualcosa va storto, non saprai mai cosa. Un prodotto alla volta, due settimane di osservazione. Se parti da zero, imposta le basi con la routine capelli per tipo.

Credere che la porosità si possa "abbassare"

Non si abbassa: si gestisce. Chi promette di sigillare la cuticola in modo permanente vende un effetto che dura fino al lavaggio successivo. L'alta porosità si risolve solo tagliando la parte danneggiata e non creandone di nuova.

Domande frequenti sulla porosità dei capelli

La porosità si può cambiare?

Verso l'alto sì, con estrema facilità: basta una decolorazione o mesi di piastra. Verso il basso no, non in modo permanente. Balsami acidi, oli sigillanti e trattamenti proteici migliorano il comportamento del capello, ma l'effetto svanisce con i lavaggi. La cuticola persa non si rigenera.

Posso avere porosità diverse sulla stessa testa?

Sì, ed è la norma: radici a bassa porosità e punte ad alta è la situazione più comune, soprattutto in chi colora. Anche le zone differiscono, con la nuca di solito meno danneggiata delle aree frontali, più esposte a sole e piastra.

Quanta acqua assorbono davvero i capelli?

Un capello sano assorbe circa il 30% del proprio peso in acqua a saturazione completa. I capelli danneggiati arrivano un po' più in alto, ma il salto non è drammatico come si racconta: la differenza percepita sta nella velocità con cui assorbono e rilasciano, non nella quantità totale.

Come faccio a capire se ho build-up o bassa porosità?

Danno gli stessi sintomi: capelli pesanti, opachi, che respingono l'acqua. Il test è semplice: fai uno shampoo chiarificante e valuta il giorno dopo. Se tornano leggeri e reattivi era build-up; se il comportamento resta identico è la tua porosità naturale.

Ha senso comprare prodotti "per alta porosità"?

Solo se guardi l'INCI, non l'etichetta frontale: "per alta porosità" non è una categoria regolamentata, chiunque può scriverlo. Contano emollienti, oli sigillanti, idrolizzati di peso adeguato e pH acido. Il resto è posizionamento di marketing.

Fonti scientifiche

Condividi

Continua a leggere

Potrebbe interessarti

Commenti

Lascia un commento

Newsletter

Ti è piaciuto?

Iscriviti per ricevere articoli come questo direttamente nella tua inbox.

Niente spam. Cancellati quando vuoi.