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Migliori oli per capelli ricci: la classifica per porosità

Redazione Gloora · · 21 min di lettura
Cinque flaconi di olio per capelli ricci allineati accanto a una ciocca di capelli ricci definiti

Scegliere fra i migliori oli per capelli ricci non è una questione di marca: è una questione di porosità. Lo stesso olio che definisce una chioma ne appesantisce un'altra, e la differenza sta in quanto la fibra riesce ad assorbirlo. Qui trovi cinque scelte, ordinate esattamente su quel criterio.

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Come abbiamo selezionato i migliori oli per capelli ricci

La selezione parte dalla compatibilità con la fibra riccia, non dalla notorietà del marchio. Abbiamo confrontato formati, peso della texture dichiarato in etichetta, indicazioni d'uso del produttore e coerenza con il metodo Curly Girl, incrociando le recensioni verificate con la letteratura sulla penetrazione degli oli nel fusto.

I criteri che pesano davvero

Il primo filtro è il peso percepito sulla ciocca. Un riccio che perde volume alla radice non ha ricevuto nutrimento: ha ricevuto troppo prodotto, o un prodotto sbagliato per la sua porosità. Il secondo filtro è la finestra d'uso: alcuni oli rendono solo sul capello umido appena lavato, altri funzionano anche come impacco pre-shampoo, e confonderli è l'errore più comune di chi passa al riccio.

Il terzo criterio è la trasparenza dell'etichetta. Chi dichiara l'assenza di siliconi lo scrive; chi non lo dichiara, non lo esclude. Il quarto è il formato rispetto alla dose reale: un flacone piccolo con una texture concentrata dura più a lungo di un flacone grande che va dosato a pompate. Il quinto, infine, è la coerenza fra promessa e categoria: un olio da styling non è un trattamento, anche quando il fronte della confezione lascia intendere il contrario.

Cosa abbiamo tenuto fuori

Fuori dalla lista sono rimasti gli oli monoingrediente puri da travasare, che meritano un discorso a parte e li trovi nella nostra guida madre sui migliori oli per capelli. Fuori anche i sieri termoprotettivi in spray, che condividono la promessa ma non la texture, e i prodotti venduti come «olio» la cui prima voce d'etichetta è acqua: sono emulsioni leggere, funzionano diversamente e vanno valutate su altri parametri.

Non abbiamo attribuito punteggi in base a prove fisiche: i voti che leggi nei riquadri sono giudizi editoriali della Redazione, costruiti confrontando formule, formati, indicazioni d'uso e riscontri delle recensioni verificate.

La classifica: i migliori oli per capelli ricci

In classifica trovi cinque oli ordinati per ampiezza d'uso, cioè per quante situazioni riescono a coprire bene. Il voto accanto a ciascuno misura invece la qualità di esecuzione nel suo ambito: per questo un prodotto molto specializzato può avere un voto alto pur stando più in basso.

1. Olaplex No.7 Bonding Oil — il più versatile su tutte le porosità

Il migliore in assoluto

Olaplex No.7 Bonding Oil

Texture asciutta: due gocce bastano su una lunghezza fino alle spalle
Regge sia sull'umido in fase di definizione sia sull'asciutto come ritocco
Dichiarato dal produttore come protettivo prima del calore di phon e diffusore
Il produttore non dichiara una formula senza siliconi: leggi l'INCI se segui il metodo Curly Girl in modo stretto
Sui ricci molto porosi e spessi da solo non basta: va dopo una maschera, non al posto

È il riferimento della categoria perché risolve il problema alla radice: ha una texture così asciutta che la quantità giusta è quasi impossibile da sbagliare. Due gocce distribuite fra i palmi e portate sulle lunghezze bastano su una chioma fino alle spalle, e su un riccio a bassa porosità — quello che respinge tutto e si appesantisce con niente — è la differenza fra lucentezza e ciocche unte.

Funziona in due momenti distinti: sull'umido, prima della definizione, dove aiuta i ciuffi a chiudersi; e sull'asciutto, il giorno dopo, come ritocco mirato sulle punte che si sono aperte. Il produttore lo dichiara anche come protettivo prima del calore, il che lo rende sensato se usi il diffusore con regolarità.

Il limite c'è, ed è doppio. Se segui il metodo Curly Girl in modo stretto, l'etichetta non dichiara l'assenza di siliconi e l'INCI va letto prima di inserirlo in routine. E se hai ricci molto spessi e molto porosi, da solo non colma il deficit d'idratazione: va dopo una maschera, mai al posto di una maschera.

2. BALI CURLS Bonding Oil — la scelta senza siliconi dichiarata in etichetta

Miglior scelta Curly Girl

BALI CURLS Bonding Oil

Assenza di siliconi dichiarata in etichetta: rientra in una routine Curly Girl senza deroghe
Pensato per il riccio, non adattato da una linea generica per capelli lisci
Peso contenuto: non spegne il volume alla radice se lo tieni sulle lunghezze
Formato piccolo: su capelli lunghi e folti si consuma in fretta
Senza siliconi la tenuta anticrespo nelle giornate molto umide dura meno

È l'unico dei cinque che mette l'assenza di siliconi sul fronte della confezione, e questo lo rende la scelta ovvia se hai deciso di non fare eccezioni sul metodo Curly Girl. Non è una differenza cosmetica: significa che il balsamo senza solfati che usi non deve rimuovere nulla, e che il prodotto non si accumula sulla fibra lavaggio dopo lavaggio.

La formula è pensata per il riccio e non adattata da una linea generica per capelli lisci, e si sente nella resa: tiene le lunghezze morbide senza spegnere il volume alla radice, a patto di partire dal terzo inferiore e risalire solo se serve. È il tipo di olio che dà il meglio sull'umido, subito dopo aver strizzato l'acqua in eccesso con la microfibra.

Due avvertenze oneste. Il formato è piccolo: su capelli lunghi e folti si esaurisce prima di quanto immagini. E rinunciare ai siliconi ha un costo reale nelle giornate di umidità alta, quando il crespo torna qualche ora prima rispetto a una formula che sigilla con un film sintetico.

3. Garnier Ultra Dolce Olio Nutriente — il formato che puoi usare senza contare le gocce

Miglior rapporto qualità-prezzo

Garnier Ultra Dolce Olio Nutriente

Formato generoso: è l'unico dei cinque che puoi usare anche come pre-shampoo senza contare le gocce
Avocado e burro di karité dichiarati in etichetta: profilo adatto all'alta porosità
Reperibile ovunque, anche fuori dai negozi specializzati
Più pesante degli altri: sui ricci fini appiattisce se lo usi a capello asciutto
Profumazione marcata e persistente, non a tutti fa piacere sul cuscino

Sta sul podio per una ragione pratica: è l'unico dei cinque con un formato abbastanza generoso da permetterti di usarlo anche come impacco pre-shampoo, dove le quantità in gioco non sono gocce ma cucchiai. Avocado e burro di karité dichiarati in etichetta danno un profilo denso, che è esattamente quello che serve a una fibra ad alta porosità: tanta cuticola sollevata, tanta necessità di riempire.

Il produttore lo indica per capelli secchi, crespi e mossi, e la resa migliore la dà su ricci larghi e onde piuttosto che su ricci strettissimi. È anche il più facile da trovare fuori dai negozi specializzati, il che conta più di quanto sembri quando finisci l'olio di sabato sera.

Quello che paghi, però, è in leggerezza: è il più pesante della lista, e su ricci fini usato a capello asciutto appiattisce invece di definire. La profumazione è marcata e resta sul cuscino: se sei sensibile ai profumi persistenti, è il candidato sbagliato.

4. Aussie Work That Curl — il più leggero sulla ciocca sottile

Migliore sul riccio fine

Aussie Work That Curl

Fra i cinque è quello che pesa meno sulla ciocca sottile
Formulato esplicitamente per il riccio: definisce senza incollare le ciocche
Si stende bene sull'umido subito dopo il balsamo, quando la cuticola è ancora aperta
Finestra d'uso stretta: rende sull'umido, molto meno come pre-shampoo
Sui ricci grossi e molto secchi il nutrimento che porta è insufficiente

Riceve un voto leggermente più alto del precedente pur stando una posizione sotto, ed è coerente con il nostro metodo: fa una cosa sola e la fa molto bene, ma la finestra in cui è utile è stretta. Quella cosa è il riccio fine — la chioma che si smonta a guardarla, dove qualunque olio denso trasforma la definizione in ciocche piatte.

Va steso sull'umido, subito dopo il balsamo, quando la cuticola è ancora ricettiva e l'acqua residua aiuta a distribuire il prodotto senza concentrarlo. In quel momento definisce senza incollare, che è il difetto tipico dei prodotti da styling usati sul riccio sottile.

Fuori da lì rende poco. Come pre-shampoo è sprecato, e su ricci grossi e molto secchi il nutrimento che porta resta sotto la soglia utile: lo senti al tatto, la ciocca è lucida ma ancora ruvida.

5. Sunsilk Ricci da Sogno Olio Styling — il finish anticrespo di fine piega

Migliore come finish anticrespo

Sunsilk Ricci da Sogno Olio Styling

Texture ultra-leggera dichiarata: lavora sul crespo di superficie senza chiudere il riccio
Utile a fine piega, sull'asciutto, dove gli oli più densi lasciano la ciocca lucida ma inerte
È un olio da styling, non un trattamento: non sostituisce né maschera né pre-shampoo
Dose generosa per stendersi bene: il flacone dura meno di quanto la capienza suggerisca

Chiude la classifica non perché sia scadente, ma perché è il più specializzato dei cinque: è un olio da styling, e il suo lavoro è il crespo di superficie a piega finita. La texture ultra-leggera dichiarata serve proprio a questo — passare sulla superficie della chioma senza chiudere il riccio né ridisegnarlo.

È il prodotto giusto quando i ricci sono già asciutti e definiti ma la chioma ha quell'alone opaco di fili ribelli che nessuna piega elimina del tutto. Un velo sui palmi, mani aperte, passaggio dall'alto verso il basso senza affondare: più di così lo appesantisci.

Non chiedergli altro. Non sostituisce una maschera, non sostituisce un pre-shampoo e non ripara nulla: lavora sull'aspetto, non sulla struttura. Chi lo compra pensando a un trattamento resta deluso, chi lo compra come ultimo passaggio no.

La tabella comparativa (e la colonna che nessun produttore scrive)

La tabella confronta i cinque oli su quattro dimensioni, due delle quali non compaiono su nessuna confezione: come si comporta il prodotto al secondo giorno e quanto dura davvero una confezione a un ritmo d'uso realistico. Sono stime della Redazione, derivate da formato e dose tipica, non dati del produttore.

Olio Porosità a cui rende di più Momento d'uso migliore Al secondo giorno Autonomia stimata (uso 3 volte a settimana, lunghezza fino alle spalle)
Olaplex No.7 Bonding Oil Tutte, bassa inclusa Umido e ritocco sull'asciutto Si può ripassare senza accumulo visibile 5-8 mesi
BALI CURLS Bonding Oil Media e medio-alta Umido, dopo la microfibra Regge la definizione, il crespo torna prima con umidità alta 3-5 mesi
Garnier Ultra Dolce Olio Nutriente Alta Pre-shampoo e umido Tende ad appesantire se ripassato 4-6 mesi
Aussie Work That Curl Bassa e media, su ciocca fine Umido, subito dopo il balsamo Il volume tiene, la definizione cala 4-6 mesi
Sunsilk Ricci da Sogno Olio Styling Indifferente: lavora in superficie Asciutto, a piega finita Ideale proprio qui, come ravvivante 3-4 mesi

La colonna sul secondo giorno è quella che cambia la scelta più spesso. Chi lava i capelli due volte a settimana passa più tempo con i ricci del giorno dopo che con quelli appena fatti, e un olio che non si lascia ripassare costringe a un lavaggio in più.

Oli che penetrano e oli che sigillano: la differenza che decide tutto

Un olio o entra nella corteccia del capello o resta sulla superficie, e le due cose non sono intercambiabili. Il primo comportamento riduce il danno strutturale nel tempo, il secondo controlla il crespo nell'immediato. Sul riccio servono entrambi, ma in momenti diversi della routine.

Cosa dice la ricerca sulla penetrazione

La misura più netta arriva da Ruetsch, Kamath, Rele e Mohile, Journal of Cosmetic Science, 2001: con la spettrometria di massa a ioni secondari gli autori hanno mappato la sezione del capello e hanno mostrato che l'olio di cocco penetra il fusto mentre l'olio minerale no, attribuendo la differenza alla polarità e all'affinità con le proteine. Lo studio osserva anche che la presenza dell'olio limita il rigonfiamento della fibra e ipotizza — al condizionale, come scrivono gli autori — una protezione dalla fatica igrale, cioè dal danno da gonfia-e-sgonfia ripetuto. Va detto: due dei quattro autori lavoravano per un produttore indiano di olio di cocco (abstract).

Lo stesso gruppo, in Rele e Mohile, Journal of Cosmetic Science, 2003, ha confrontato olio minerale, di girasole e di cocco sulla perdita di proteine: solo il cocco la riduce in modo marcato, su capelli integri e danneggiati, sia prima sia dopo il lavaggio. Girasole e olio minerale non danno alcun beneficio. La spiegazione proposta è strutturale — acido laurico a catena lineare e basso peso molecolare — e anche qui il conflitto d'interesse è dichiarato in intestazione: gli autori firmavano dal reparto ricerca di un'azienda del settore (abstract).

Un lavoro indipendente da TRI Princeton, Keis, Persaud, Kamath e Rele, Journal of Cosmetic Science, 2005, misura la cosa da un'altra angolazione: il film d'olio sulla superficie si assottiglia col tempo perché il prodotto viene assorbito, e il calore accelera il processo per cocco e girasole, mentre con l'olio minerale non succede (abstract). Tradotto in pratica: se applichi un olio vegetale e poi usi il diffusore tiepido, ne fai entrare di più.

Perché «nutriente» in etichetta non vuol dire «penetrante»

La parola «nutriente» sul fronte di una confezione non è un parametro tecnico e non implica che una sola molecola entri nella fibra. Un olio pesante, ricco e profumatissimo può restare interamente in superficie: lucida, ammorbidisce al tatto, non cambia nulla nella struttura. Non è inutile — il film di superficie riduce l'attrito e quindi la rottura da pettine — ma è un lavoro diverso.

La conseguenza operativa è semplice: gli oli che penetrano si usano prima del lavaggio o su capello molto umido, dove hanno tempo e acqua per lavorare; quelli che sigillano si usano dopo, sull'umido strizzato o sull'asciutto, dove il loro compito è chiudere la cuticola e basta. Per il quadro completo sui singoli oli vegetali rimandiamo alla guida generale: qui ci interessa solo come si comportano sul riccio.

La porosità decide l'olio, non il tipo di ricciolo

La porosità è la capacità della cuticola di far entrare e uscire acqua, e sul riccio conta più della curvatura. Una chioma 3B a bassa porosità e una 3B ad alta porosità vogliono due oli opposti: la prima respinge il prodotto, la seconda lo beve e ne chiede ancora.

Bassa porosità: meno prodotto, più calore

La cuticola chiusa è il caso in cui quasi tutti sbagliano, perché il capello sembra secco — è opaco, ruvido, non trattiene la piega — e l'istinto è mettere più olio. Il risultato è l'opposto: il prodotto resta seduto sopra, la ciocca si appesantisce e il volume sparisce.

Qui servono texture asciuttissime e quantità minime, e serve il calore. Un asciugamano tiepido sul pre-shampoo, oppure il diffusore a temperatura media dopo aver steso l'olio sull'umido: è la condizione in cui, secondo il lavoro di Keis e colleghi, l'assorbimento accelera davvero.

Alta porosità: sigillare subito, finché il capello è bagnato

Con la cuticola sollevata l'acqua entra in fretta e se ne va altrettanto in fretta, e il crespo che vedi a fine asciugatura è quella fuga. La finestra utile è strettissima: l'olio va steso sul capello ancora gocciolante, sopra un balsamo o un prodotto senza risciacquo, non dopo che la chioma si è già mezza asciugata.

Su questa porosità gli oli più densi hanno senso, e la quantità può essere generosa senza penalizzare il volume. Se ti riconosci qui, il nostro test della porosità dei capelli ti dà il metodo per confermarlo in cinque minuti invece che a intuito.

Il test del bicchiere non basta da solo

Il capello che affonda è poroso, quello che galleggia no: è la prova che circola ovunque ed è la meno affidabile, perché il residuo di prodotto e la tensione superficiale dell'acqua la falsano quasi sempre. Un indizio più solido è il tempo di asciugatura naturale: sotto l'ora e mezza su lunghezza media è alta porosità, oltre le tre ore è bassa. Un secondo indizio è come reagisce la chioma alla pioggia leggera — chi si gonfia subito ha la cuticola aperta.

Pre-shampoo, capello umido, capello asciutto: tre momenti diversi

Lo stesso flacone può servire a tre scopi incompatibili a seconda di quando lo apri: impacco prima del lavaggio, sigillante sull'umido, ritocco sull'asciutto. Sbagliare il momento è la causa più frequente del giudizio «questo olio non funziona sui miei ricci»: spesso funziona, ma in un'altra fase della routine.

L'olio prima del lavaggio

Il pre-shampoo è l'unico momento in cui puoi essere generoso senza rischi, perché tutto ciò che non entra viene poi rimosso. Su lunghezze e punte, dai venti minuti in su, con la chioma raccolta e coperta: è la fase in cui gli oli che penetrano fanno il lavoro strutturale documentato dagli studi citati sopra. Il metodo completo, tempi e frequenze inclusi, sta nella guida dedicata all'olio pre-shampoo.

L'olio sul capello ancora bagnato

È il momento chiave per il riccio, e va gestito in sequenza: acqua strizzata con la microfibra, prodotto senza risciacquo o balsamo lasciato in posa, poi l'olio a mani aperte con il metodo «prayer hands», infine lo scrunch verso l'alto. L'olio va sopra l'idratazione, mai al posto: sigilla acqua, non la crea. Se salti il passaggio precedente, stai chiudendo dentro una fibra asciutta. Per il passaggio che viene prima, la nostra selezione di balsami per capelli ricci copre le opzioni che reggono meglio sotto l'olio.

L'olio sull'asciutto, il giorno dopo

Sull'asciutto si lavora solo in superficie e solo con quantità ridicole: una goccia, distribuita fra i palmi finché non senti più il prodotto, poi mani aperte sulle punte. Serve a spegnere il crespo e a ridare lucentezza al secondo o terzo giorno, non a idratare. Se hai bisogno di rifare la definizione, ti serve acqua — un nebulizzatore — prima dell'olio, non l'olio da solo.

Quanto olio serve davvero (e perché il riccio si appesantisce)

Le quantità che funzionano sono molto più basse di quelle che l'istinto suggerisce. Sul riccio l'eccesso non si manifesta come untuosità immediata ma come perdita di volume e definizione: le ciocche si uniscono in blocchi larghi, la radice si schiaccia e la chioma sembra più corta.

Le dosi per lunghezza

Su capelli fino alle spalle: 2-3 gocce di un olio a texture asciutta sull'umido, 1 goccia sull'asciutto. Fino a metà schiena: 4-6 gocce sull'umido. Oltre, o con chioma molto folta: fino a 8-10 gocce, ma applicate in due passaggi separati, non tutte insieme — il secondo passaggio solo dove il primo non è arrivato. Per un olio denso in pre-shampoo il discorso cambia: lì si parla di uno o due cucchiai, perché il grosso verrà lavato via.

I segnali che ne hai messo troppo

Il primo è la radice piatta entro due ore dall'asciugatura. Il secondo è il riccio che non «rimbalza» quando lo sollevi e lo lasci cadere. Il terzo, più subdolo, è il capello che al secondo giorno sembra sporco pur essendo stato lavato ieri. Se riconosci questi segnali, non cambiare olio: dimezza la dose per tre lavaggi e rivaluta. Nove volte su dieci il problema era la quantità.

Oli e metodo Curly Girl: cosa è ammesso e cosa no

Il metodo Curly Girl esclude solfati aggressivi, alcoli seccanti e siliconi non solubili in acqua. Gli oli vegetali sono ammessi senza riserve; il nodo sono i siliconi, che molti oli da styling contengono proprio perché sono la via più efficace per controllare il crespo.

Come si legge un'etichetta in trenta secondi

Cerca le desinenze: -cone, -conol, -siloxane, -silane. Se trovi un ingrediente che finisce così ed è privo di prefisso PEG- o PPG-, è un silicone non solubile in acqua e per rimuoverlo serve un detergente più aggressivo di quelli ammessi dal metodo. Con prefisso PEG- o PPG- il silicone è idrosolubile e si sciacqua via con uno shampoo delicato: molte routine lo tollerano.

Fra i cinque oli in classifica, l'unico che dichiara in etichetta l'assenza di siliconi è BALI CURLS. Per gli altri quattro l'INCI va letto sulla confezione prima di inserirli in una routine Curly Girl stretta: non dichiararlo non significa contenerli, ma non significa nemmeno il contrario, e su questo punto non facciamo supposizioni. La versione completa delle regole del metodo, con l'elenco delle categorie escluse, sta nella guida al Curly Girl Method.

Quando un silicone ha comunque senso

L'onestà impone di dirlo: se vivi in una città umida sul mare e ti serve che la piega regga otto ore, un olio con siliconi lavora meglio di uno senza, e in cambio serve un lavaggio chiarificante ogni tre o quattro settimane. Il metodo è uno strumento, non un dogma. Chi lo segue per scelta etica o per reattività del cuoio capelluto ha ragioni diverse e non barattabili; chi lo segue perché «i siliconi fanno male ai capelli» sta applicando una regola più rigida di quanto la letteratura cosmetica sostenga — la rassegna di Gavazzoni Dias, International Journal of Trichology, 2015, che passa in rassegna formulazioni e meccanismo d'azione dei cosmetici per capelli, balsami inclusi, dichiara nessun conflitto d'interesse (testo integrale).

Ricci fini, ricci grossi e capelli crespi: dove nascono i ricci opachi

Il diametro del singolo capello cambia la strategia quanto la porosità, e va misurato a parte: puoi avere ricci strettissimi e fibra sottilissima, o onde larghe su capelli grossi come crini. La regola pratica: il diametro decide quanto olio, la porosità decide quale.

Ricci fini e onde larghe

Fibra sottile significa soglia di sopportazione bassissima. Qui si lavora per sottrazione: texture le più asciutte possibili, applicazione dal terzo inferiore verso l'alto e mai sopra la linea delle orecchie, e nessun olio sull'asciutto tranne che sulle punte. Se la chioma perde volume, il colpevole è quasi sempre il punto di partenza dell'applicazione, non il prodotto.

Ricci grossi, stretti e capelli crespi

Fibra spessa e cuticola sollevata reggono molto più prodotto e ne hanno bisogno. Qui l'olio da solo non basta mai: va in sequenza dopo una maschera e un prodotto senza risciacquo, e la stratificazione — il cosiddetto LOC, liquido, olio, crema — è il metodo che regge meglio. La selezione di prodotti da styling per capelli ricci copre i passaggi che vengono dopo l'olio.

I tre errori che spengono la lucentezza

Il primo è applicare l'olio su capelli già asciutti al 70%: il prodotto si concentra a chiazze e crea l'effetto ciocche unte accanto a ciocche crespe. Il secondo è pettinare dopo l'olio, che rompe i grappoli di ricci già formati. Il terzo è la stratificazione senza chiarificazione: tre prodotti a lavaggio senza mai un detergente che pulisca a fondo producono un film opaco che nessun olio in più risolve. Sulla struttura del riccio la letteratura è più frammentaria di quanto sembri — la rassegna di Cloete, Khumalo e Ngoepe, Proceedings of the Royal Society A, 2019 lo dice apertamente e propone un modello per ordinare le ricerche esistenti (abstract).

Domande frequenti sugli oli per capelli ricci

Le domande che tornano più spesso riguardano tre cose: quanto prodotto usare, in che momento della routine applicarlo e se una formula rientra nel metodo Curly Girl. Qui sotto le risposte brevi, con le quantità reali per lunghezza e i casi in cui l'olio non serve.

Qual è il miglior olio per capelli ricci e crespi?

Per la combinazione ricci più crespo, il criterio è la sigillatura sull'umido. Olaplex No.7 copre il maggior numero di situazioni grazie alla texture asciutta; se cerchi una formula che dichiari l'assenza di siliconi, BALI CURLS è l'alternativa diretta, con la consapevolezza che nelle giornate molto umide la tenuta anticrespo dura qualche ora in meno.

Come si usa l'olio sui capelli ricci?

Sull'umido, subito dopo aver strizzato l'acqua con un asciugamano in microfibra e dopo il balsamo o un prodotto senza risciacquo. Scaldi il prodotto fra i palmi, appoggi le mani aperte sulle lunghezze e le chiudi delicatamente sulle ciocche senza sfregare, poi fai scrunch verso l'alto. Mai pettinare dopo.

Quanto olio serve per capelli ricci?

Da 2-3 gocce su lunghezze fino alle spalle a 8-10 su chiome molto lunghe e folte, applicate in due passaggi. Sull'asciutto una sola goccia. Se la radice si appiattisce entro due ore, la dose era eccessiva: dimezzala per tre lavaggi prima di cambiare prodotto.

L'olio va su capelli bagnati o asciutti?

Entrambi, ma per scopi diversi. Sul bagnato sigilla l'acqua nella fibra e definisce: è l'uso principale. Sull'asciutto lavora solo in superficie, spegne il crespo e ridà lucentezza al secondo giorno. Non sono intercambiabili, e la dose sull'asciutto è molto più bassa.

Va bene anche per i capelli ricci dei bambini?

Sì, con due accortezze: quantità dimezzate rispetto a un adulto con la stessa lunghezza, e preferenza per formule senza profumazioni intense. Il capello dei bambini è più sottile e il cuoio capelluto più reattivo; l'applicazione va tenuta lontana dalla cute, solo su lunghezze e punte, e mai lasciata in posa tutta la notte.

Quale olio usare sui capelli ricci al mare?

Al mare serve un olio che resti in superficie, perché il nemico è la disidratazione da sale e sole più l'attrito del vento. Si applica sull'umido prima di uscire e si ripassa dopo il bagno, sulla chioma risciacquata con acqua dolce. Un pre-shampoo la sera prima del rientro recupera gran parte del danno della settimana.

Gli oli da supermercato vanno bene per i ricci?

Dipende dalla texture, non dal canale di vendita. Un olio da grande distribuzione con una formula densa può essere perfetto su alta porosità e disastroso su ricci fini, esattamente come un prodotto da salone. Il parametro da guardare è il peso della texture rispetto alla tua fibra, insieme alla lettura dell'INCI se segui il metodo Curly Girl.

L'olio per capelli ricci va bene anche per gli uomini?

Sì, senza differenze di formula: la fibra riccia si comporta allo stesso modo. Cambia la dose, perché la lunghezza è di solito inferiore: una o due gocce sull'umido bastano su un taglio corto o medio. Su capelli molto corti l'olio si concentra facilmente vicino alla cute e può apparire unto, quindi si parte con meno di quanto sembri necessario.

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