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Crema per piedi screpolati: come sceglierla (e talloni lisci in 2 settimane)

Redazione Gloora · · Aggiornato il · 19 min di lettura
Crema piedi in tubo bianco con piedi curati e calzini in cotone beige su soffice asciugamano spa con pietra pomice e lavanda

Ti togliamo subito il dubbio: i piedi screpolati non si risolvono con la crema corpo spalmata a caso la sera. Servono ingredienti specifici, le concentrazioni giuste e una routine onesta di due settimane. Se hai i talloni che sembrano cartavetro, la pelle gialla ai bordi o le ragadi che tirano quando cammini, qui trovi il metodo della Redazione Gloora e i criteri per scegliere la crema per piedi screpolati giusta per il tuo caso, senza buttare soldi sul tubo sbagliato.

La buona notizia: la pelle dei piedi risponde bene quando la tratti con gli attivi corretti. La cattiva: la maggior parte delle creme da banco è troppo blanda per fare la differenza. Partiamo dal capire perché succede.

Perché i piedi si screpolano: le cause vere

I piedi si screpolano quando lo strato corneo della pianta perde acqua e, sotto il carico del peso corporeo, si irrigidisce fino a spaccarsi. È un problema meccanico e di idratazione insieme: la pelle plantare è la più spessa del corpo e la meno protetta dalle ghiandole sebacee. Capire la causa precisa è il primo passo per scegliere la crema giusta, perché ogni causa risponde a un attivo diverso.

I piedi sono la parte del corpo che lavora di più e viene considerata di meno. Li schiacci dentro scarpe chiuse per otto ore, ci cammini sopra tutto il giorno, e la sera ricevono giusto una doccia veloce. Il risultato è prevedibile: la pelle plantare è naturalmente più spessa — uno strato corneo che può raggiungere 1,5 mm contro gli 0,1 mm del viso — e risponde alla pressione continua producendo ancora più cheratina. È un meccanismo di difesa che, a lungo andare, diventa il problema.

Xerosi cutanea: la pelle secca alla base di tutto

A questo si aggiunge la xerosi cutanea, ovvero la pelle secca che con l'età colpisce una quota molto ampia di adulti, soprattutto dopo i 60 anni e nelle donne già dai 40 per il calo degli estrogeni. Quando lo strato corneo non trattiene abbastanza acqua, la pelle perde elasticità: si tende, si irrigidisce e, sotto il carico del peso corporeo sul tallone, si spacca. La xerosi è la condizione di base su cui si innesta tutto il resto, ed è anche la più semplice da correggere con un'idratazione costante.

Ipercheratosi: quando la pelle si difende ispessendosi

L'ipercheratosi è l'ispessimento eccessivo dello strato corneo: la pelle, sottoposta a pressione e attrito ripetuti, accumula corneociti morti che non si sfaldano abbastanza in fretta. Il risultato è quella crosta dura, gialla o grigiastra, tipica del tallone e del bordo esterno del piede. A differenza della semplice secchezza, l'ipercheratosi non si risolve idratando soltanto: serve un attivo cheratolitico che sciolga i legami tra le cellule morte.

Calzature, stagione e abitudini

Sulla xerosi di base si innestano i soliti colpevoli, ed è qui che la situazione precipita:

  • Sandali e scarpe aperte dietro: il tallone non è contenuto, "sbatte" e si appiattisce a ogni passo, e la pelle si ispessisce come reazione. Per questo i talloni si screpolano di più in estate.
  • Docce troppo calde e saponi aggressivi: l'acqua bollente e i tensioattivi forti sciolgono il film idrolipidico che trattiene l'acqua.
  • Camminare scalzi su pavimenti duri, in ambienti secchi (riscaldamento, aria condizionata).
  • Stagione: in inverno il freddo e gli sbalzi termici disidratano; in estate sandali e sudore alterano la barriera. I picchi di screpolatura sono ai cambi di stagione.
  • Carenze nutrizionali: zinco, ferro, vitamine del gruppo B e vitamina E incidono sulla qualità della pelle.

Diabete e altre condizioni di salute: un cenno necessario

Alcune condizioni mediche peggiorano la screpolatura e cambiano le regole del gioco. Il diabete in particolare merita attenzione: la xerosi plantare può esserne un sintomo precoce, e nel piede diabetico anche una piccola fessura può complicarsi seriamente. Anche ipotiroidismo, psoriasi e dermatite atopica rendono la pelle dei piedi più fragile. Se rientri in uno di questi casi, leggi più avanti la sezione dedicata: il fai-da-te aggressivo è da evitare.

I 3 livelli di gravità: riconoscere il tuo

Prima di scegliere la crema devi capire dove sei. Questa è la classificazione che la Redazione Gloora usa per orientarsi, e che ti porti dietro per tutto l'articolo: la crema cambia a seconda del livello.

Livello 1 — Lieve (xerosi semplice)

La pelle del tallone e del bordo esterno del piede è ruvida al tatto, leggermente biancastra, tira un po' dopo la doccia. Non vedi tagli, non senti dolore. È la fase in cui quasi tutti ignorano il problema finché non peggiora — ed è anche quella che si risolve nel modo più rapido, spesso in una settimana.

Livello 2 — Media (ipercheratosi)

Il tallone è visibilmente ispessito, giallo o grigiastro, i bordi cominciano a staccarsi in squame più grandi. La pelle è dura al tatto e a volte compare una crepa superficiale che non sanguina ma si avverte quando cammini scalza. Qui serve già un attivo cheratolitico, non basta idratare.

Livello 3 — Severa (ragadi)

Ci sono spaccature profonde, a volte sanguinanti, che fanno male a ogni passo. La pelle intorno è durissima, ispessita, spesso bianca e macerata. Le ragadi del tallone sono fessure lineari che penetrano oltre l'epidermide, nel derma superficiale: per questo bruciano e si infettano facilmente. Qui la crema da sola può non bastare: serve un protocollo aggressivo e, se non migliora in due settimane, il podologo.

Scegliere la crema giusta senza sapere il livello è come prendere un antibiotico senza sapere che infezione hai: non funziona e perdi tempo. Tieni a mente il tuo numero, lo useremo per la tabella e per la routine.

Cosa cercare nell'INCI di una buona crema piedi

L'attivo che fa la differenza in una crema piedi è l'urea, alla percentuale giusta per il tuo livello, affiancata da un umettante (glicerina) e da un occlusivo (burro di karité o vaselina). Sul mercato ci sono centinaia di creme, ma gli attivi con evidenza scientifica solida si contano sulle dita di due mani. Questi sono quelli da cercare in etichetta — e che fanno la differenza tra un prodotto cosmetico e uno che leviga davvero.

Urea: una sola molecola, effetti opposti secondo la concentrazione

L'urea è l'ingrediente più studiato per la pelle secca e ispessita. È un componente naturale del nostro Natural Moisturizing Factor (NMF), ma nelle creme agisce in modo diverso a seconda della concentrazione — ed è il punto che quasi nessuna confezione ti spiega. La review pubblicata su Dermatology and Therapy lo chiarisce bene: l'effetto dell'urea è dipendente dalla dose (Piquero-Casals et al., 2021).

  • Urea 2-10% — idratante. Attira acqua nello strato corneo e la trattiene, ottimizzando la funzione barriera. È la concentrazione adatta alla xerosi lieve, ai piedi secchi ma senza ispessimento.
  • Urea 10-25% — cheratolitica. Inizia a sciogliere i legami tra i corneociti morti e ammorbidisce la pelle ispessita. È la fascia corretta per l'ipercheratosi media (Livello 2).
  • Urea 25-40% — cheratolitica forte / debridante. Dissolve lo strato corneo in eccesso e ammorbidisce calli e placche ostinate. Si usa per ragadi e zone molto ispessite, ma non tutti i giorni: due o tre applicazioni a settimana, poi si scala.

Tradotto: più la pelle è dura, più sali di percentuale — ma con criterio, perché oltre certi livelli l'urea esfolia sul serio. Il dato pratico da ricordare: 10% per idratare, 20-25% per ipercheratosi, 40% solo per calli e ragadi ostinate e in modo discontinuo.

Acido salicilico e acido lattico: gli esfolianti chimici

Se l'urea non basta o la tolleri male, gli acidi sono l'alternativa seria. L'acido salicilico al 2-5% è un beta-idrossiacido liposolubile che penetra nello strato corneo ispessito e riduce la coesione tra i corneociti, favorendo la desquamazione. È perfetto per calli e ipercheratosi localizzata: un bioassay cutaneo ne ha misurato l'effetto cheratolitico già a poche ore dall'applicazione (Bashir et al., 2005). Se vuoi approfondire la differenza tra esfolianti chimici e meccanici, la trovi nella nostra guida all'esfoliazione del corpo.

L'acido lattico al 5-12% è più delicato: è un alfa-idrossiacido che esfolia e idrata contemporaneamente, grazie alla sua capacità di legare acqua. Ottimo per chi ha la pelle reattiva o vuole un'azione più graduale. È lo stesso attivo che, a concentrazioni più basse, si usa contro i puntini ruvidi della cheratosi pilare.

Un appunto importante: acido salicilico e urea 40% insieme, ogni giorno, sono troppo aggressivi. Alterna, non sommare.

Glicerina, burro di karité e vaselina: idratare e sigillare

Qui entra in gioco la seconda metà del lavoro. Gli esfolianti tolgono la pelle morta, ma se non metti sopra qualcosa che sigilli l'idratazione hai fatto metà dell'opera. Servono un umettante che richiami acqua e un occlusivo che la blocchi, riducendo la perdita d'acqua transepidermica (la cosiddetta TEWL).

La glicerina è l'umettante chiave: economica, efficacissima, lavora in sinergia con l'urea. La prima richiama acqua negli strati superficiali, la seconda la trattiene. Il burro di karité è l'occlusivo che la Redazione Gloora preferisce: ricco di acidi grassi (oleico, stearico, linoleico) e di tocoferoli, ammorbidisce senza ungere troppo. La vaselina (petrolatum) è l'occlusivo per eccellenza, con decenni di evidenza clinica alle spalle, ed è l'ingrediente chiave del bendaggio notturno che vediamo più avanti. Se cerchi formulazioni complete che combinano umettanti e occlusivi, è lo stesso criterio che applichiamo nella nostra selezione delle migliori creme corpo per pelle secca.

Crema piedi senza SLS, senza profumo, senza coloranti: per chi serve

Una crema piedi "senza SLS, senza profumo e senza coloranti" serve a chi ha pelle sensibile, allergie da contatto o ragadi aperte, perché elimina i tre ingredienti che più spesso causano irritazione senza aggiungere alcun beneficio funzionale. Su un tallone screpolato o spaccato, questi componenti non servono a curare: servono solo a profumare e colorare il prodotto, e possono peggiorare l'infiammazione.

SLS e SLES: perché evitarli in una crema riparatrice

SLS (sodium lauryl sulfate) e SLES (sodium laureth sulfate) sono tensioattivi schiumogeni, tipici di detergenti e bagnoschiuma. In una crema piedi non hanno alcun ruolo terapeutico: se compaiono nell'INCI di un prodotto "riparatore", sono lì per la texture o per la formulazione, non per la pelle. Sulla pelle già compromessa e secca, i solfati possono alterare ulteriormente il film idrolipidico. Per questo la query "crema piedi no SLS/SLES" ha senso: chi cerca una crema curativa fa bene a preferire formule senza solfati.

Profumo e coloranti: i due allergeni inutili

Le fragranze sono tra le cause più comuni di dermatite allergica da contatto, e i coloranti aggiungono molecole superflue senza alcun beneficio. In una crema destinata a talloni screpolati, fissurati o macerati, profumo e coloranti vanno evitati a prescindere: il prodotto deve curare, non profumare. Cerca in etichetta diciture come fragrance-free, senza profumo, senza coloranti, e controlla che nell'INCI non compaiano "parfum/fragrance" né i codici CI dei coloranti.

Pelli sensibili, atopiche e allergiche: la scelta sicura

Se hai la pelle sensibile o una storia di allergie, parti sempre da una crema urea senza solfati, senza profumo e senza coloranti, alla concentrazione più bassa adatta al tuo livello. Acido lattico al posto del salicilico, percentuali di urea contenute (10-15%) e nessun additivo cosmetico superfluo: è la combinazione che riduce al minimo il rischio di reazione mantenendo l'efficacia.

Tabella: quale crema per ogni livello di screpolatura

Questa è la sintesi operativa. Trova la tua riga e parti da lì.

Livello Gravità Attivo consigliato Frequenza Risultati attesi
1 Lieve (pelle secca) Urea 5-10% 1 volta al giorno 7-10 giorni
2 Media (ipercheratosi) Urea 10-25% 2 volte al giorno ~14 giorni
3 Severa (ragadi, calli duri) Urea 25-40% + acido salicilico 2% in alternanza 2 volte al giorno + occlusione notturna 14-21 giorni (poi podologo se non migliora)
Mantenimento Dopo la guarigione Urea 10% 1 volta al giorno Indefinito

La tabella è indicativa. Se hai pelle sensibile o atopica, parti sempre dalla concentrazione più bassa e scala. Se in 3-4 giorni senti bruciore o vedi arrossamento, riduci la frequenza o passa a una percentuale inferiore: l'obiettivo è ammorbidire, non irritare.

Cosa cercare (e cosa evitare) sull'etichetta

Davanti allo scaffale, la confusione è garantita: tutte le creme promettono "talloni come nuovi". Ecco come leggere davvero la confezione in trenta secondi.

I segnali verdi

  • Urea con percentuale dichiarata in fronte alla confezione (10%, 25%, 30%…). Se non scrivono la concentrazione, spesso è bassissima.
  • Glicerina, acido lattico, pantenolo, ceramidi tra i primi ingredienti dell'INCI.
  • Burro di karité o vaselina come base occlusiva.
  • Diciture "senza profumo", "senza coloranti", "senza solfati", soprattutto se hai pelle sensibile o ragadi.
  • Texture ricca, da notte, per i livelli 2 e 3. Le creme "ad assorbimento rapido" sono comode ma meno performanti sui talloni duri.

I campanelli d'allarme

  • Profumazione intensa e coloranti in una crema "riparatrice": sui talloni screpolati o con ragadi sono inutili e potenzialmente irritanti.
  • SLS/SLES in cima all'INCI di un prodotto venduto come curativo.
  • Claim senza attivi: "effetto seta", "formula rivoluzionaria" senza un solo ingrediente funzionale in evidenza.
  • Prezzo gonfiato: sopra i 25 € per un tubo standard stai pagando il brand, non l'efficacia. Le formulazioni da farmacia con urea 10-25% sono spesso le migliori per rapporto qualità-prezzo.

Il metodo vale per qualsiasi cosmetico, non solo per i piedi: parti dagli attivi, ignora i claim della parte frontale.

Talloni screpolati e callosità: la routine completa

Questa è la parte operativa. Due settimane, non di più, se sei costante. Funziona per i livelli 1 e 2; il livello 3 segue il protocollo più aggressivo descritto sotto. La sequenza corretta è sempre la stessa: ammorbidisci con il pediluvio, rimuovi lo strato superficiale, applica l'attivo, sigilla con l'occlusione notturna.

Pediluvio: il passaggio che prepara la pelle

Due volte a settimana, immergi i piedi in acqua tiepida (mai bollente) con un cucchiaio di bicarbonato o di sale grosso per 10 minuti. Il pediluvio ammorbidisce lo strato corneo e prepara la pelle ad accogliere gli attivi: su pelle ammorbidita, l'urea penetra molto meglio. Non superare i 10-15 minuti: l'ammollo prolungato macera la pelle e la indebolisce.

Esfoliazione: pietra pomice dopo l'ammollo

Subito dopo il pediluvio, passa la pietra pomice sulle zone ispessite con movimenti leggeri e sempre nella stessa direzione (non avanti e indietro). L'esfoliazione meccanica completa l'azione chimica degli acidi, ma va dosata: l'obiettivo è assottigliare, non grattare via. Mai sulle ragadi, mai sulla pelle arrossata, mai a secco.

Idratazione quotidiana: mattina e sera

La mattina, dopo la doccia e sui piedi ancora leggermente umidi, applica una crema urea 10% su tutto il piede massaggiando bene pianta, bordi e talloni. Indossa calzini di cotone (mai sintetici: la pelle deve respirare). La sera, lava i piedi con acqua tiepida e detergente delicato, asciuga tamponando — soprattutto tra le dita — e applica crema urea 25-30% solo sui talloni e sulle zone ispessite, urea 10% sul resto. Massaggia per 30 secondi.

Occlusione notturna con i calzini

Una o due volte a settimana applica uno strato spesso di crema urea 25% o di vaselina pura, indossa calzini di cotone e dormi così. L'occlusione blocca l'evaporazione dell'acqua per tutta la notte: al mattino i piedi sono visibilmente più morbidi. È il singolo gesto più efficace di tutta la routine, e costa pochissimo.

Alla fine delle due settimane, scala: mantieni urea 10% quotidiana e urea 25% due volte a settimana. È la manutenzione che non ti fa tornare al punto di partenza — perché la pelle plantare, lasciata a sé, si ispessisce di nuovo nel giro di poche settimane.

Pietra pomice e lime: quando usarle (e quando no)

Qui c'è un equivoco diffuso da correggere. La pietra pomice non serve a "grattare via" la pelle dura. Serve a rimuovere delicatamente lo strato più superficiale dopo averlo ammorbidito. Usata a secco o in modo aggressivo peggiora il problema: la pelle reagisce all'aggressione ispessendosi ancora di più. È lo stesso principio di un esfoliante meccanico troppo energico sul viso.

Usa la pietra pomice:

  • Solo dopo un pediluvio di 10 minuti in acqua tiepida
  • Con movimenti leggeri, sempre nella stessa direzione
  • Massimo 2 volte a settimana
  • Mai sulle ragadi o sulla pelle arrossata

Non usare mai:

  • Lime metalliche aggressive (tipo grattugia) se non sai cosa stai facendo
  • Rasoi per callosità: sono vietati perfino in molti saloni per il rischio di tagli e infezioni
  • Pomice a secco
  • Qualsiasi strumento abrasivo se hai il diabete — vai dal podologo, sempre

Le lime a doppia grana fine/media vanno bene per il mantenimento, ma sulla pelle secca e integra. Non sono un sostituto della crema: sono un complemento.

Errori comuni che peggiorano i piedi screpolati

Molti talloni non guariscono non perché manchi il prodotto giusto, ma per errori di metodo che vanificano gli attivi. Ecco i più frequenti, quelli che la Redazione Gloora vede ripetere di continuo.

Limare a secco e in modo aggressivo

L'errore numero uno. Grattare la pelle dura a secco, con lime metalliche o raspe, stimola l'ispessimento reattivo: più togli con la forza, più la pelle si difende producendo cheratina. Si lima solo dopo l'ammollo, con grana fine, senza accanimento.

Saltare l'idratazione dopo l'esfoliazione

Esfoliare senza poi idratare e sigillare è metà del lavoro buttato. La pelle appena assottigliata è più ricettiva: è il momento in cui l'urea penetra meglio. Saltare l'occlusione dopo la pomice è un classico che riporta i talloni al punto di partenza.

Scommare attivi forti tutti i giorni

Urea 40% e acido salicilico insieme, ogni sera, non accelerano nulla: irritano. Gli attivi cheratolitici forti vanno alternati, non sommati, e quelli al 40% si usano in modo discontinuo. La costanza batte l'intensità.

Acqua bollente e ammollo troppo lungo

Docce e pediluvi bollenti sciolgono il film idrolipidico e disidratano; l'ammollo oltre i 15 minuti macera la pelle e la rende più fragile. Acqua tiepida, tempi brevi: la pelle non va aggredita, va preparata.

Quando NON è solo pelle secca: i segnali da non ignorare

La crema fa molto, ma non tutto è gestibile in autonomia. Alcuni segnali indicano che dietro la screpolatura c'è altro — un'infezione, una micosi, una condizione medica — e in questi casi chiudi il tubo e prendi appuntamento. L'onestà qui conta più di qualsiasi consiglio cosmetico.

  • Ragadi che sanguinano o che non guariscono in 7-10 giorni con la routine corretta.
  • Dolore persistente mentre cammini.
  • Rossore, calore, pus intorno alle spaccature: sono segni di infezione batterica.
  • Pelle ingiallita che non migliora dopo due settimane di urea 25%.
  • Desquamazione tra le dita, prurito, cattivo odore: possibile micosi (piede d'atleta), che si tratta con antimicotici, non con creme idratanti.
  • Verruche plantari, unghie incarnite o ispessite: non sono xerosi, sono altro e vanno trattate diversamente.

Il caso del diabete: massima prudenza

Se hai il diabete, qualsiasi lesione al piede va vista da uno specialista, sempre: il piede diabetico è una complicanza seria. Le creme con urea restano utili — uno studio randomizzato in doppio cieco ha mostrato che un emolliente con urea, glicerina e vaselina riduce le ragadi aperte e migliora la xerosi nei pazienti diabetici rispetto al placebo, anche se la guarigione completa delle fessure a 4 settimane non ha raggiunto la significatività statistica (Gin et al., 2017) — ma vanno usate sotto supervisione medica e a concentrazioni moderate (in genere 10-25%). Le formule molto aggressive al 40-50% sono spesso eccessive per la pelle diabetica, dove anche una piccola fessura può complicarsi. Niente fai-da-te con calli e ragadi: il podologo ha strumenti sterili, esegue il debridement professionale e ti dà un protocollo personalizzato. Non è un lusso, è la scelta giusta.

Rimedi naturali: cosa funziona davvero e cosa no

I rimedi della nonna non sono tutti uguali. Alcuni hanno senso, altri sono perdita di tempo o peggio. Ecco quelli con una base reale, e quelli da lasciar perdere.

  • Bendaggio notturno con vaselinafunziona. Il rimedio più banale e più efficace: strato spesso di vaselina pura sui talloni, calzini di cotone, notte. Al mattino la pelle è ammorbidita perché l'occlusione ha bloccato la perdita d'acqua per 8 ore. Una o due volte a settimana basta per i livelli 1-2.
  • Olio di cocco tiepidofunziona come occlusivo. Massaggiato sui piedi prima di dormire agisce per l'azione filmogena, non per proprietà "miracolose". È economico e piacevole: se ti piace il rituale, vai.
  • Bicarbonato nel pediluviofunziona come preparazione. Alcalinizza leggermente e aiuta a staccare le squame. Un cucchiaio in acqua tiepida per 10 minuti, due volte a settimana, prima della pietra pomice.
  • Aceto di melemeglio evitarlo. In teoria acidifica il pH ed esfolia, in pratica è più irritante che utile. Se hai ragadi, non avvicinarti.
  • Olio d'oliva purorimedio d'emergenza. Funziona come occlusivo, ma è grasso, macchia le lenzuola e non batte una crema urea ben formulata. Da usare se non hai altro, non come routine.

Nessun rimedio naturale sostituisce un attivo cheratolitico sull'ipercheratosi vera: agiscono tutti come occlusivi, mai come esfolianti. Se la pelle è dura e gialla, serve l'urea.

Domande frequenti

Qual è la percentuale di urea giusta?

Dipende dal livello. Urea 5-10% per la pelle secca senza ispessimento (idrata), 10-25% per l'ipercheratosi media (inizia a esfoliare), 25-40% per calli e ragadi ostinate (cheratolitico forte, da usare in modo discontinuo). La regola pratica: più la pelle è dura, più sali, ma scala appena migliora e mantieni con il 10%.

Meglio una crema o un balsamo per i talloni?

Per i talloni duri conta la consistenza: serve una texture ricca, densa, da notte, che resti in posa e crei occlusione. Che la chiamino crema, balsamo o burro è secondario — guarda l'INCI: urea alla percentuale giusta più un occlusivo (karité o vaselina). Le formule fluide ad assorbimento rapido sono comode ma poco performanti sull'ipercheratosi.

Ogni quanto va applicata la crema piedi?

Nei livelli 1-2, due volte al giorno (mattina e sera) durante le due settimane di trattamento, con un'occlusione notturna 1-2 volte a settimana. Dopo la guarigione si scala a un'applicazione al giorno di urea 10% come mantenimento. La costanza quotidiana è ciò che impedisce la ricaduta.

I calzini in gel o in silicone servono davvero?

Sono un booster, non una cura. Aumentano l'occlusione e quindi la penetrazione della crema che metti sotto, ma da soli non fanno granché. Usali sopra una crema urea per intensificare l'effetto notte, non come sostituto del prodotto attivo.

Quale crema per talloni screpolati severi?

Urea 25-40% due volte al giorno, con acido salicilico 2% in alternanza due volte a settimana, più bendaggio notturno con vaselina una volta a settimana. Se in 14 giorni non vedi un miglioramento sostanziale, vai dal podologo. Non aumentare le percentuali a caso: alterna gli attivi, non sommarli.

L'urea brucia, è normale?

A concentrazioni 25-40% un leggero formicolio nei primi giorni sulla pelle screpolata è possibile e si attenua. Bruciore forte, arrossamento o prurito intenso no: significa che la concentrazione è troppo alta per la tua pelle, o che c'è una dermatite sottostante. Scala a urea 15% e, se persiste, fatti vedere.

Posso usare la crema mani sui piedi?

Dipende. Una crema mani ricca con urea al 10% funziona anche sui piedi per il Livello 1. Una crema mani leggera e solo idratante non basta per l'ipercheratosi: la pelle plantare è molto più spessa e ha bisogno di concentrazioni più alte.

Perché i talloni si screpolano solo in estate?

Colpa dei sandali aperti dietro: il tallone non è contenuto, "sbatte" e la pelle si ispessisce come difesa, poi si secca per sole e caldo. In estate raddoppia l'idratazione e riduci le ore con ciabatte rigide e aperte sul retro.

Crema o pediluvio: cosa viene prima?

Il pediluvio prepara, la crema cura. Ammorbidisci con 10 minuti in acqua tiepida, rimuovi lo strato superficiale con la pomice e solo dopo applichi l'attivo: su pelle ammorbidita penetra molto meglio. La crema quotidiana resta il pilastro; il pediluvio è il potenziamento bisettimanale.

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