Acido poliglutammico: l'idratante più potente dell'acido ialuronico?
Se hai provato ogni siero all'acido ialuronico sul mercato e senti ancora la pelle che tira entro mezzogiorno, c'è un ingrediente coreano che vale la pena conoscere. L'acido poliglutammico è l'idratante di cui parlano sempre più skincare addict e dermatologi, con una capacità di trattenere acqua che, sulla carta, batte l'ialuronico di quattro o cinque volte. Ma è davvero così rivoluzionario? In questa guida vediamo a cosa serve l'acido poliglutammico, cosa dice la ricerca, in cosa differisce dall'acido ialuronico e come inserirlo nella routine senza sprechi.
Cos'è davvero l'acido poliglutammico (PGA)
L'acido poliglutammico, abbreviato in PGA o γ-PGA, è un biopolimero naturale composto da catene ripetute di acido glutammico, un amminoacido che il tuo corpo già conosce bene. La cosa affascinante è la sua origine: non viene sintetizzato in laboratorio da zero, ma prodotto dalla fermentazione di un batterio chiamato Bacillus subtilis natto, lo stesso che i giapponesi usano da secoli per fare il natto, quel piatto di soia fermentata dall'aspetto filamentoso e dal sapore inconfondibile.
Quella texture appiccicosa e viscosa del natto è proprio dovuta al γ-PGA. I ricercatori hanno capito che se quel polimero tratteneva così tanta acqua nel cibo, poteva fare lo stesso sulla pelle. Da lì è partita una delle storie più interessanti della cosmetica contemporanea.
Da dove viene: la fermentazione del natto
A differenza di molti attivi di sintesi, il PGA cosmetico nasce da fermentazione controllata: il Bacillus subtilis metabolizza il glutammato e lo assembla in lunghe catene polimeriche, poi purificate e standardizzate. Per questo è apprezzato anche dalla skincare "clean" e dalle formule di derivazione naturale: l'origine biotecnologica è tracciabile e riproducibile.
La struttura chimica e perché il peso molecolare conta
Dal punto di vista chimico è un peptide a struttura lineare con peso molecolare molto variabile: da circa 50.000 Dalton fino a oltre 6 milioni nelle frazioni più pesanti. Non è un dettaglio, perché decide come si comporta sulla pelle: le frazioni grandi restano in superficie e creano un film, quelle piccole sono più mobili. Il prefisso γ (gamma) indica il tipo di legame tra le molecole di glutammato, diverso dall'α-PGA che il corpo produce naturalmente ma senza le stesse proprietà filmogene. Quando in etichetta leggi "Polyglutamic Acid", quasi sempre si tratta di γ-PGA di origine fermentativa.
Uno studio pubblicato sull'International Journal of Molecular Sciences nel 2025 ha analizzato un γ-PGA ad altissimo peso molecolare (circa 6.975 kDa) estratto da un ceppo novel di Bacillus subtilis, dimostrando che rafforza la barriera cutanea e migliora la ritenzione idrica sia sui cheratinociti in coltura sia su modelli di pelle ricostruita. Non è un ingrediente di moda senza basi: è un peptide con letteratura scientifica solida e crescente alle spalle.
A cosa serve l'acido poliglutammico sulla pelle
In una frase, l'acido poliglutammico è un idratante di superficie che trattiene l'acqua nella pelle e ne potenzia i meccanismi idratanti naturali. Ma il suo meccanismo d'azione è in realtà triplo, ed è questa stratificazione a renderlo interessante anche sul piano clinico, non solo cosmetico.
Umettante e film protettivo anti-evaporazione
La prima funzione è quella di umettante potente. Il PGA attira le molecole d'acqua dall'ambiente e dagli strati sottostanti e le lega al suo reticolo, formando un film sottile, elastico e traspirante. Quel film rallenta l'evaporazione dell'acqua transepidermica (la TEWL, Trans-Epidermal Water Loss), causa principale di quella sensazione di pelle disidratata che ricompare poche ore dopo la crema. A differenza di un occlusivo grasso, però, non è untuoso: lascia un finish "plump" che piace anche alla pelle mista. È lo stesso principio per cui la glicerina funziona da umettante, con in più la componente filmogena che la glicerina da sola non ha.
Stimolo dei Fattori Idratanti Naturali (NMF)
La seconda funzione, la più particolare, è il sostegno ai Fattori Idratanti Naturali (NMF): il cocktail di amminoacidi, urea, acido lattico e zuccheri che lo strato corneo produce per idratarsi da solo. Una pelle matura o cronicamente disidratata ne produce di meno e si secca prima. Lo studio del 2025 ha osservato che il γ-PGA aumenta in modo dose-dipendente l'espressione di filaggrina, involucrina e loricrina, le tre proteine chiave della barriera, e potenzia anche acquaporina 3 (AQP3) e CD44, coinvolte nel trasporto di acqua nei cheratinociti. In parole semplici: non si limita a "bagnare" la pelle, la aiuta a trattenere acqua da sola.
Modulazione dell'acido ialuronico endogeno
La terza funzione è la più sorprendente per chi crede che PGA e ialuronico siano rivali. Lo stesso studio del 2025 ha mostrato che il γ-PGA aumenta la sintesi di acido ialuronico endogeno regolando al rialzo gli enzimi ialuronico-sintasi HAS-1, HAS-2 e HAS-3. Tradotto: il PGA non sostituisce l'ialuronico, ne fa produrre di più alla tua pelle. È una delle ragioni per cui i due lavorano così bene in coppia.
A questo si aggiunge un profilo accessorio interessante. Uno studio su Applied Microbiology and Biotechnology ha osservato che il γ-PGA da Bacillus subtilis inibisce in modo dose-dipendente la tirosinasi (l'enzima chiave della melanogenesi) e riduce i ROS cellulari. Oltre a idratare, quindi, può offrire un piccolo contributo antiossidante e uniformante.
PGA vs acido ialuronico: il confronto onesto
È qui che serve chiarezza, perché il marketing ha costruito un falso scontro tra i due ingredienti. La verità è che lavorano su piani diversi e, nella maggior parte dei casi, dovrebbero stare insieme. Capire la differenza tra acido poliglutammico e acido ialuronico è il modo migliore per scegliere il prodotto giusto invece di accumulare sieri inutili.
Dimensione molecolare e profondità d'azione
L'acido ialuronico esiste in forme a basso peso molecolare (sotto i 50 kDa), medio e alto: le versioni piccole penetrano più in profondità nell'epidermide, quelle grandi restano in superficie. Il PGA parte da pesi molto più alti e difficilmente supera lo strato corneo: resta sopra e lavora come barriera. La differenza è concettuale: l'ialuronico a basso peso rimpolpa i tessuti dall'interno, il PGA crea uno scudo idratante invisibile che blocca la fuga d'acqua dall'alto. Puoi approfondire pesi molecolari e formulazioni nella guida completa all'acido ialuronico viso.
Capacità idratante a confronto
I dati parlano di una ritenzione idrica fino a 5.000 volte il peso del PGA contro circa 1.000 volte dell'ialuronico. Sono numeri di laboratorio su polimeri puri: indicano un ordine di grandezza, non un dato clinico trasferibile pari pari sulla pelle. Uno studio in vitro ha quantificato per il γ-PGA un'igroscopicità dell'86,8% dopo 72 ore e una capacità di trattenere acqua intorno al 56,9%. Nella pratica, a percentuali realistiche (0,1-2%), la differenza è meno drammatica delle brochure ma resta concreta: la pelle trattata con PGA resta idratata più a lungo, soprattutto in ambienti climatizzati o riscaldati.
L'asso nella manica: inibizione della ialuronidasi
C'è un meccanismo che dà al PGA un vantaggio quando lo abbini all'ialuronico: inibisce la ialuronidasi, l'enzima che nel tempo degrada l'acido ialuronico naturale della pelle. Rallentandolo, fa durare più a lungo l'ialuronico sia endogeno sia applicato, con un'idratazione che si auto-sostiene. È una delle ragioni biochimiche per cui la coppia PGA + ialuronico rende più della somma delle parti.
Tabella comparativa: PGA e acido ialuronico
Per fissare le differenze in modo chiaro, ecco un confronto diretto tra i due idratanti.
| Caratteristica | Acido poliglutammico (PGA) | Acido ialuronico (HA) |
|---|---|---|
| Origine | Fermentazione di Bacillus subtilis (natto) | Biofermentazione / sintesi |
| Peso molecolare tipico | Alto (da ~50 kDa a oltre 6.000 kDa) | Disponibile basso, medio e alto |
| Profondità d'azione | Prevalentemente in superficie (film) | In profondità con i pesi bassi |
| Ritenzione idrica (laboratorio) | Fino a ~5.000x il proprio peso | Fino a ~1.000x il proprio peso |
| Meccanismo principale | Film anti-TEWL + stimolo NMF | Richiamo e legame dell'acqua |
| Effetto sull'altro attivo | Stimola HA endogeno, inibisce ialuronidasi | Nessun effetto diretto sul PGA |
| Finish sulla pelle | "Plump", non occlusivo | Idratato, talvolta lievemente teso |
| Ideale per | Disidratazione cronica, barriera fragile | Rughe sottili, rimpolpamento immediato |
I valori di ritenzione idrica sono misurazioni in vitro su polimeri puri e servono a confrontare ordini di grandezza, non a stimare l'effetto reale in una formulazione cosmetica completa.
Quando scegliere l'uno o l'altro
In sintesi, l'acido ialuronico vince se cerchi un effetto rimpolpante immediato sulle rughe sottili, se hai pelle normale o mista, o se vuoi un attivo più in profondità. Il PGA vince se la pelle è cronicamente disidratata, la barriera è compromessa, vivi in climi secchi o viaggi spesso in aereo, o hai già provato l'ialuronico senza il risultato sperato. Ma il punto è che nella maggioranza dei casi non devi scegliere: li usi insieme e lasci che si potenzino a vicenda.
I benefici provati dagli studi
Ecco cosa la ricerca pubblicata ha effettivamente dimostrato sull'acido poliglutammico, separando le evidenze dall'hype:
- Aumento misurabile dell'idratazione cutanea e mantenimento prolungato rispetto ai soli umettanti tradizionali, grazie all'effetto film anti-TEWL.
- Rinforzo della barriera cutanea tramite stimolazione di filaggrina, involucrina e loricrina (studio Int J Mol Sci 2025).
- Promozione della sintesi di acido ialuronico endogeno, con regolazione al rialzo di HAS-1, HAS-2 e HAS-3 nei cheratinociti.
- Aumento dell'espressione di acquaporina 3 e CD44, molecole coinvolte nel trasporto dell'acqua nella pelle.
- Elevata igroscopicità e capacità di trattenere acqua documentate in vitro (studio Saudi J Biol Sci 2013).
- Inibizione della tirosinasi e riduzione dei ROS con potenziale effetto uniformante e antiossidante (studio Appl Microbiol Biotechnol 2013).
- Tollerabilità eccellente anche su pelli sensibili e reattive, in linea con la letteratura cosmetica disponibile.
Non è poco per un ingrediente relativamente nuovo in Occidente. In Corea e Giappone è in uso cosmetico da oltre quindici anni con un profilo di sicurezza molto rassicurante.
Per chi è ideale (e per chi è uno spreco)
Non tutti gli ingredienti servono a tutti, e l'acido poliglutammico ha un target preciso. Sapere se rientri o meno in quel target ti evita di spendere su un siero che non sposterà nulla.
I profili che ne traggono più beneficio
L'acido poliglutammico è particolarmente indicato per te se:
- Hai pelle secca o molto secca, che tira e si desquama nonostante la crema.
- Hai pelle disidratata, diversa dalla secca: può essere persino oleosa, ma con carenza d'acqua negli strati superficiali.
- Usi retinoidi, acidi esfolianti o trattamenti professionali che mettono sotto stress la barriera.
- Vivi in un clima freddo o ventoso, oppure passi molte ore in ambienti climatizzati o riscaldati.
- Hai pelle matura con perdita di elasticità e texture appiattita dalla disidratazione cronica.
- Hai pelle sensibile o reattiva, perché il PGA è generalmente molto ben tollerato.
Quando puoi farne a meno
Al contrario, l'acido poliglutammico rischia di essere uno spreco se:
- Hai pelle grassa giovane e ben funzionante, senza segni di disidratazione: un film idratante in più aggiunge poco.
- Cerchi un attivo che penetri in profondità per lavorare su rughe già strutturate: il PGA resta in superficie.
- Vuoi un ingrediente specifico anti-imperfezioni: per quello c'è di meglio, a partire dalla niacinamide.
- Non hai ancora messo in routine i fondamentali (niacinamide, vitamina C, retinolo e soprattutto un buon SPF): quelli vengono prima del PGA.
Il messaggio è semplice: il PGA è un potenziatore di routine, non un sostituto dei pilastri della skincare.
Come usare l'acido poliglutammico nella routine
Come usarlo, e in che ordine, è una delle domande più frequenti. La buona notizia: è uno degli attivi più semplici da gestire, senza precauzioni particolari né periodi di adattamento.
L'ordine corretto di applicazione
Il PGA si applica su pelle pulita, appena tonificata o leggermente umida. Essendo filmogeno, va steso prima degli strati più pesanti. L'ordine corretto è: detergente, eventuale tonico, siero al PGA (o siero idratante che lo contiene), altri sieri compatibili, crema, e SPF la mattina. La regola d'oro: dopo un umettante come il PGA serve sempre uno strato che limiti l'evaporazione, altrimenti in aria secca rischia di richiamare acqua dalla pelle invece di trattenerla. Per questo le ceramidi o una crema occlusiva sopra sono il completamento naturale.
Mattina o sera: quando applicarlo
La mattina il PGA è perfetto sotto al trucco: lascia un finish "plump" non untuoso e il film può aiutare la tenuta del fondotinta, senza problemi con l'SPF sopra. La sera si abbina bene a retinolo o peptidi per compensare la secchezza indotta dagli attivi: un siero al PGA dopo il retinolo è molto utile a chi sta introducendo la vitamina A e teme la fase di adattamento. Non essendo fotosensibilizzante, va bene in entrambi i momenti.
Quanto prodotto e con quale frequenza
Bastano due o tre gocce di siero (o un pisello di crema al PGA) su tutto il viso, picchiettando senza sfregare. Esagerare non migliora il risultato e può lasciare una sensazione appiccicosa. Si usa tutti i giorni, mattina e sera, senza pause: il PGA non induce tolleranza e non ha effetti collaterali documentati. Se la pelle è molto disidratata, applicalo su pelle ancora umida dal tonico, così lega più acqua.
Con cosa si combina l'acido poliglutammico
Buona notizia: il PGA è uno degli ingredienti più "pacifici" della cosmetica. Non ha incompatibilità note a pH fisiologico, non si ossida facilmente e non perde efficacia con altri attivi: un compagno ideale per quasi ogni routine.
Le sinergie migliori
Alcuni abbinamenti rendono più della somma delle parti:
- PGA + acido ialuronico: la sinergia per eccellenza. L'ialuronico lavora in profondità, il PGA sigilla in superficie e, inibendo la ialuronidasi, ne rallenta la degradazione.
- PGA + niacinamide: eccellente per barriera e uniformità del tono. Approfondisci nella guida completa alla niacinamide.
- PGA + peptidi: per pelli mature, il PGA idrata mentre i peptidi segnalano la sintesi di collagene.
- PGA + ceramidi: per barriere compromesse, una coppia riparatrice che ricostruisce e sigilla.
- PGA + squalano: il PGA richiama acqua, lo squalano la blocca con un velo emolliente non occlusivo.
- PGA + retinolo: il PGA tampona secchezza e irritazione dell'inizio di un trattamento retinoide.
- PGA + vitamina C: nessun problema; applica prima la vitamina C (a pH acido), poi il PGA.
Cosa tenere d'occhio negli abbinamenti
Non esistono incompatibilità vere e proprie, ma merita attenzione la convivenza con alte concentrazioni di acidi esfolianti nella stessa applicazione. Non perché reagiscano col PGA, ma perché AHA e BHA hanno bisogno di contatto diretto con lo strato corneo, e un film applicato prima potrebbe ridurne leggermente l'efficacia. La soluzione è semplice: usa acidi e PGA in momenti diversi (acidi la sera, PGA la mattina), oppure prima gli acidi su pelle asciutta e il PGA dopo.
Tabella: concentrazioni e sinergie tipiche
Può essere utile orientarsi su concentrazioni e abbinamenti in base alla propria esigenza cutanea. I valori seguenti fanno riferimento a formulazioni tipiche del mercato professionale e coreano.
| Esigenza cutanea | Concentrazione PGA consigliata | Attivo da abbinare | Quando applicare |
|---|---|---|---|
| Pelle disidratata lieve | 0,1-0,5% | Acido ialuronico a basso peso | Mattina e sera |
| Pelle secca cronica | 0,5-1% | Ceramidi + squalano | Mattina e sera |
| Barriera compromessa | 1-2% | Niacinamide 4% + pantenolo | Sera, su pelle umida |
| Pelle matura | 0,5-1% | Peptidi biomimetici | Sera, prima della crema |
| Supporto a retinolo | 0,5-1% | Retinolo (applicato prima) | Sera, come buffer |
| Make-up prep | 0,3-0,7% | Acido ialuronico | Mattina, sotto al primer |
| Post-trattamento estetico | 1-2% | Attivi lenitivi | Per 7-10 giorni post |
Sui prodotti mass market la concentrazione è spesso più bassa, tra lo 0,05% e lo 0,3%, e il PGA compare più in basso nell'INCI. Non è necessariamente un male: anche a percentuali contenute contribuisce al comfort della formula.
Acido poliglutammico nella skincare coreana
Non è un caso che il PGA sia esploso insieme alle routine coreane. La K-beauty ha fatto dell'idratazione stratificata la propria filosofia: il "layering", cioè più strati leggeri e acquosi anziché un'unica crema ricca. In questo schema il PGA è perfetto, perché sigilla ogni strato senza appesantire e tiene la pelle "a specchio", quel finish glass skin tanto ricercato. Compare spesso nelle essence e nei sieri idratanti subito dopo il tonico, abbinato a estratti fermentati e a umettanti come la glicerina. Se ti incuriosisce questo approccio, il PGA è probabilmente il punto d'ingresso più sicuro e gratificante.
Domande frequenti sull'acido poliglutammico
L'acido poliglutammico può sostituire l'acido ialuronico?
No, e non dovrebbe. Lavorano su livelli diversi: l'ialuronico a basso peso penetra in profondità, il PGA resta in superficie come film protettivo e, in più, stimola la produzione di ialuronico endogeno. Usarli insieme è la strategia vincente per un'idratazione completa e multilivello, non un'alternativa secca all'uno o all'altro.
A cosa serve esattamente l'acido poliglutammico?
Serve principalmente a idratare la pelle e a mantenerla idratata più a lungo. Forma un film che riduce la perdita d'acqua transepidermica, sostiene i Fattori Idratanti Naturali della pelle e potenzia la barriera cutanea stimolando proteine come filaggrina, involucrina e loricrina. In secondo piano offre un piccolo contributo antiossidante e uniformante sull'incarnato.
È sicuro in gravidanza e allattamento?
L'acido poliglutammico è un peptide di origine fermentativa privo di controindicazioni note in gravidanza, anzi tra i pochi idratanti usabili con serenità quando retinoidi e molti acidi sono off-limits. Trattandosi di una fase delicata, fai comunque validare l'intera routine dal tuo ginecologo o dermatologo di fiducia.
Dopo quanto tempo si vedono i risultati?
L'effetto idratante e "plumping" è praticamente immediato, già dalla prima applicazione. Per il miglioramento visibile di elasticità e barriera serve costanza: la letteratura cosmetica indica in genere intorno a 28 giorni di uso continuativo per risultati clinicamente apprezzabili.
Il PGA è adatto alla pelle grassa o mista?
Dipende dalla formulazione. In un siero leggero e acquoso a bassa concentrazione (0,1-0,3%) è perfetto anche per pelli grasse ma disidratate, perché idrata senza appesantire. Meglio evitare invece creme molto ricche al PGA su pelle già oleosa: il film, con texture grasse, può risultare pesante.
Fa venire i brufoli o è comedogeno?
No, l'acido poliglutammico non è considerato comedogeno né acnegenico. Un eventuale breakout dipende quasi sempre dalla formulazione completa, non dall'ingrediente in sé. Una pelle acneica e al tempo stesso disidratata può anzi trarne beneficio, perché ripristina comfort senza ostruire i pori.
Come riconosco l'acido poliglutammico nell'INCI?
Cerca le diciture "Polyglutamic Acid", "Sodium Polyglutamate" o "Polyglutamic Acid (γ-PGA)". A volte compare come "Natto Gum" oppure come "Bacillus/Soybean Ferment Extract", che sono estratti grezzi contenenti PGA. La posizione nell'INCI dà un'idea della quantità: più in alto è, maggiore tende a essere la concentrazione.
Si può usare l'acido poliglutammico tutti i giorni?
Sì. Il PGA si può applicare quotidianamente, mattina e sera, senza pause e senza rischio di assuefazione o sovradosaggio cutaneo. È uno degli ingredienti più tolleranti in assoluto: l'unico accorgimento è applicarlo sotto a una crema o a un occlusivo per evitare che, in ambienti molto secchi, l'umettante lavori al contrario.
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