Migliori piastre ad aria: la piastra asciugacapelli che liscia i capelli bagnati
La migliore piastra per capelli bagnati non è una piastra classica usata con coraggio: è una piastra ad aria, che soffia aria calda mentre liscia e asciuga la ciocca in un solo passaggio. Qui trovi cinque piastre asciugacapelli confrontate sulle schede tecniche, con una cosa che i cataloghi evitano: quanto calore arriva davvero al capello umido.
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Cos'è una piastra ad aria e in cosa è diversa da una piastra classica
Una piastra ad aria è un asciugacapelli a forma di piastra: la ciocca passa fra due bracci che soffiano aria calda, spesso attraverso pettini, e in molti modelli anche fra placche riscaldate. Nasce per partire dal capello tamponato, non da quello asciutto, e unire phon e piastra in un gesto.
La piastra classica lavora per contatto: due placche a temperatura alta schiacciano la ciocca e rompono in modo temporaneo i legami a idrogeno della cheratina, che si riformano nella forma liscia quando il capello si raffredda. Funziona benissimo, ma solo su capelli già asciutti. La piastra ad aria sposta il lavoro sul flusso: l'aria porta via l'acqua mentre la tensione dei pettini o delle placche tiene la fibra tesa. Per questo nelle schede leggi «wet to dry», «da bagnati ad asciutti» o «asciuga e liscia».
Le due famiglie: ibride con placche e piastre solo aria
Sotto lo stesso nome convivono due oggetti diversi, e la differenza conta più del marchio.
- Ibride: placche in ceramica riscaldate più un flusso d'aria. Lisciano di più e fissano meglio, ma quando la placca è calda sei di nuovo nel territorio della piastra classica, con temperature che possono arrivare a 230 °C.
- Solo aria: niente lamine calde, la ciocca scorre fra pettini o superfici non riscaldate e il calore arriva solo dall'aria, di norma fra 80 e 160 °C. Più delicate, meno incisive su capelli molto crespi.
In questa classifica ci sono entrambe. Te lo diciamo prodotto per prodotto, perché è la prima domanda da farsi prima di comprare.
Cosa non è: né multistyler né spazzola lisciante
Un multistyler ad aria usa il flusso e l'effetto Coanda per arrotolare e dare volume con accessori intercambiabili: se cerchi onde e piega morbida, il confronto giusto è con i migliori multistyler ad aria. La spazzola lisciante, invece, ha setole riscaldate e lavora su capelli asciutti per una piega veloce e meno netta: la trovi nella guida alle migliori spazzole liscianti. La piastra ad aria sta in mezzo, e ha senso soprattutto se il tuo problema è il tempo fra doccia e capelli lisci.
La piastra ad aria funziona davvero sui capelli bagnati?
Sì, se il calore resta sotto controllo mentre l'acqua evapora. Il capello bagnato scaldato troppo in fretta forma bolle di vapore dentro la fibra, un danno documentato in dermatologia. Le piastre ad aria riducono il rischio togliendo l'acqua con il flusso prima o mentre la ciocca si scalda.
Il punto debole della piastra classica sul bagnato non è una leggenda da forum. Quando l'acqua dentro il fusto si scalda più in fretta di quanto riesca a uscire, diventa gas e scava cavità nella corteccia: la dermatologia lo chiama bubble hair, capello a bolle. Il risultato è una fibra fragile che si spezza alla spazzolata, spesso in un'area precisa della testa.
Il capello a bolle: cosa dicono gli studi
Il lavoro di riferimento è di Detwiler e colleghi, Journal of the American Academy of Dermatology, 1994: partendo da un caso causato da un asciugacapelli che si surriscaldava, hanno applicato calore ai capelli sani di 16 volontari e nessuno ha evitato la formazione delle bolle con calore sufficiente. Le cavità contenevano gas, e la conclusione degli autori è netta: qualunque strumento per capelli che si surriscalda va evitato.
Un caso più recente descritto da Albers e colleghi sull'International Journal of Trichology (2017) riguarda una donna di 61 anni con capelli che si spezzavano sulla sommità: si asciugava ogni giorno i capelli umidi con il phon. Gli autori spiegano che esporre capelli bagnati a temperature elevate crea bolle di gas nel fusto e sottolineano quanto sia facile acquisirlo con un apparecchio comune. È un caso singolo, non uno studio di popolazione: ma il meccanismo è lo stesso del lavoro del 1994.
Come la risolve la modalità bagnato
Le piastre ad aria serie separano due fasi. Con i capelli ancora umidi lavorano con più aria e meno calore, per portare via l'acqua; quando la ciocca è quasi asciutta alzano la temperatura o abbassano il flusso per lisciare e dare lucidità. Alcuni modelli lo fanno con due modalità dichiarate, altri lasciano a te la scelta di velocità e temperatura. Il criterio pratico: sul bagnato vuoi flusso alto e calore basso, mai il contrario.
Temperature: cosa promette la categoria e cosa no
La categoria promette un liscio con meno calore complessivo, non capelli immuni al danno. Le ibride possono arrivare a 230 °C sulle placche, vicino alla soglia a cui la cheratina si denatura; le versioni solo aria dichiarano fra 80 e 160 °C, ma la ciocca passa a pochi millimetri dall'uscita.
230 °C sulle placche: vicino al limite della cheratina
Lima e colleghi, Università di San Paolo, Journal of Cosmetic Dermatology, 2019, hanno scaldato con una piastra ciocche di capelli vergini caucasici e asiatici: l'acqua si perde fra 25 e 170 °C, dai 200 °C compaiono i prodotti di degradazione e la denaturazione della cheratina è stata misurata a 237 °C, con danni alla cuticola visibili al microscopio elettronico. La conclusione degli autori è che la temperatura va controllata sempre.
Traduzione pratica: una placca a 230 °C è una scelta da capelli spessi e asciutti, per un passaggio, non da usare per default. E su un capello bagnato quel calore arriva mentre dentro c'è ancora acqua, cioè nelle condizioni peggiori.
160 °C d'aria non vogliono dire 160 °C sul capello, ma quasi
Lee e colleghi, Università Yonsei, Annals of Dermatology, 2011, hanno lavato e asciugato ciocche di capelli 30 volte a distanze diverse dal phon: a 15 cm l'aria arrivava a 47 °C, a 5 cm a 95 °C. Il danno di superficie cresceva con la temperatura, mentre il phon a 15 cm in movimento continuo danneggiava meno dell'asciugatura naturale, che rovinava il cemento intercellulare.
Lo studio porta due notizie. La buona: asciugare con aria moderata e in movimento non è peggio che lasciare i capelli bagnati per ore. La meno buona: in una piastra ad aria la ciocca non sta a 15 cm dall'uscita, ci passa dentro. La distanza di sicurezza dello studio qui non esiste, quindi la temperatura dichiarata va letta quasi alla lettera. Per questo nella nostra valutazione ha pesato molto chi dichiara i gradi, e chi li separa fra bagnato e asciutto.
«Senza danni da calore»: una frase da non prendere alla lettera
Diverse schede promettono capelli lisci «senza danni da calore» o «senza il danno termico di una piastra tradizionale». Non esiste uno studio indipendente pubblicato che misuri il danno prodotto da questi specifici apparecchi. Meno calore sul contatto è plausibile che significhi meno danno, ma zero danno no: qualsiasi fonte di calore ripetuta nel tempo lascia il segno sulla cuticola. Leggila come «più delicata di una piastra a 230 °C», non come «innocua».
Come abbiamo selezionato le 5 piastre ad aria
La selezione è documentale: abbiamo confrontato le schede tecniche dichiarate dai produttori, verificato quali temperature sono indicate e per quale modalità, e pesato i dispositivi di sicurezza e la coerenza di ogni scheda. Non abbiamo usato fisicamente questi apparecchi: è un confronto documentale, e preferiamo dirlo subito.
Il catalogo della categoria è disomogeneo: accanto a pochi marchi strutturati ci sono molti prodotti con schede tradotte male e specifiche incomplete. I criteri, in ordine di peso:
- Temperature dichiarate con un numero, e meglio ancora separate fra capelli umidi e asciutti. Chi scrive solo «temperatura regolabile» perde punti.
- Presenza di placche calde e loro temperatura massima: più alta è, più conta poterla abbassare.
- Controllo del flusso: velocità regolabili, tasto aria fredda per fissare, motore brushless dichiarato.
- Sicurezza: sensori di temperatura, blocco dei bracci, spegnimento automatico.
- Coerenza della scheda: se il titolo e la descrizione si contraddicono, il dato più debole diventa quello di riferimento.
- Manutenzione: un filtro estraibile allunga la vita del motore, che nelle piastre ad aria aspira vicino ai capelli.
Le 5 migliori piastre ad aria per capelli bagnati
Cinque piastre asciugacapelli, due ibride con placche e tre solo aria, ordinate per completezza e per quanto controllo ti danno sul calore. Nessuna è perfetta: accanto a ogni modello trovi cosa la scheda dichiara e cosa tace, così scegli sapendo a cosa rinunci.
1. Cecotec Air Lisse Cotton Candy: la più versatile
È un'ibrida vera: placche in ceramica fino a 230 °C più un motore brushless da 600 W, dichiarato a 115.000 giri al minuto con un flusso di 20 litri al secondo. Il punto di forza è che le due anime si separano: la modalità Air usa solo aria, la modalità Lisse solo le placche, la Air&Lisse le combina. Il display integrato ti fa vedere dove sei.
Questa separazione è esattamente ciò che serve sul bagnato: parti in Air per togliere l'acqua, passi alla modalità combinata quando la ciocca è quasi asciutta, e usi le placche a temperatura piena solo sulle lunghezze più ribelli. Il filtro estraibile è un dettaglio che nella categoria manca spesso. Il blocco delle piastre aiuta a riporla.
Cosa pesa contro: la scheda non dice quale temperatura raggiungono le placche nella modalità combinata, e 230 °C sono pochi gradi sotto la soglia di denaturazione misurata in laboratorio. Il rivestimento «arricchito con cheratina e olio di argan» è un argomento di vendita: su una placca calda non c'è nulla che nutra il capello in modo misurabile.
Cecotec Air Lisse Cotton Candy Piastra Asciugacapelli 2 in 1
2. AISEELY Piastra Asciugacapelli ad Aria 2 in 1: la più trasparente sui gradi
Qui non ci sono lamine calde: il capello scorre e si liscia solo con il flusso, spinto da un motore da 110.000 giri al minuto. È la scheda più onesta sulle temperature del gruppo: quattro livelli dichiarati, 90, 120, 140 e 160 °C, tre velocità dell'aria e il tasto dell'aria fredda per fissare la piega.
Il sensore NTC dichiarato controlla la temperatura dell'aria in uscita, e dopo dieci secondi di inattività l'apparecchio va in standby da solo: è una sicurezza utile se ti distrai a metà piega. Il blocco dei bracci la rende compatta per la valigia.
Il limite è quello di tutta la famiglia solo aria: su capelli molto spessi o molto crespi il liscio è meno netto di una placca, e può servire un secondo passaggio. La scheda non dichiara la potenza in watt né la portata d'aria, quindi il confronto sulla velocità d'asciugatura resta aperto.
AISEELY Piastra Asciugacapelli e Lisciacapelli ad Aria 2 in 1
3. Navado Airglide Airstraight: la compagna di viaggio
Wet to dry dichiarato, modalità separate per capelli bagnati e asciutti, temperatura e flusso regolabili. Il suo argomento più concreto è il voltaggio universale 110-220 V con custodia da viaggio inclusa: se ti sposti spesso fuori Europa, è l'unica del gruppo che lo dichiara.
La scheda però è la più debole della selezione. Non indica una sola temperatura, non dichiara potenza né giri del motore, e il titolo mescola termini come «a vapore» che la descrizione non spiega: non si parla di serbatoio né di acqua, quindi leggilo come parola chiave, non come funzione. La promessa di un liscio «senza il danno termico» va presa con le cautele che hai letto sopra.
Ha senso se il viaggio è la tua priorità e ti basta una piega ordinata. Se vuoi sapere a quanti gradi lavori ogni mattina, guarda la numero 2 o la numero 5.
Navado Airglide Airstraight Piastra Wet-to-Dry 2 in 1
4. Shark SilkiPro Straight: la più curata negli accessori
È l'altra ibrida della selezione: placche in ceramica termoregolate e un asciugacapelli integrato. La modalità capelli bagnati asciuga e liscia insieme; quella per capelli asciutti riduce il flusso d'aria per dare più lucidità e meno crespo. È la logica giusta, dichiarata in modo chiaro.
Il suo punto di forza sono i tre pettini intercambiabili: a denti larghi per i capelli spessi, delicato per quelli sottili, di precisione per la frangia e le radici. Puoi anche asciugare le radici tenendola ferma e dirigendo il flusso, e la custodia termoresistente è pensata per riporla anche calda. Fra le cinque è quella che si adatta meglio a teste diverse nella stessa casa.
Il limite è sulla trasparenza: la scheda non indica le temperature delle placche né dell'aria, e la frase «senza danni da calore» porta un asterisco senza spiegazione leggibile. Il marchio è strutturato, con un'assistenza reale alle spalle: un valore concreto su un apparecchio elettrico usato ogni giorno.
Shark SilkiPro Straight Piastra e Asciugacapelli 2 in 1 HT401EUPK
5. OBA Airstyle Pro: la scheda tecnica più dettagliata
Solo aria, motore brushless, flusso dichiarato a 12 metri al secondo. È l'unica della selezione che separa le temperature per modalità: capelli umidi a 80, 120 e 140 °C, capelli asciutti a 120, 140 e 160 °C. È esattamente il comportamento che la letteratura sul capello a bolle suggerisce: meno calore finché c'è acqua.
È anche l'unica che dichiara il peso, 358 grammi, insieme a cavo da due metri, rumorosità di 85 dB, spegnimento automatico anti-surriscaldamento, blocco delle impostazioni e accessori magnetici. Per chi ha capelli lunghi e braccia stanche dopo dieci minuti, il peso conta più di quanto sembri.
Cosa non torna: il titolo parla di 1400 W, la descrizione di 1300 W. Non cambia l'uso quotidiano, ma una scheda che si contraddice sul dato più semplice invita a prendere con prudenza anche il resto. Il marchio è poco conosciuto e l'assistenza è tutta da verificare.
OBA Airstyle Pro Piastra ad Aria Calda Wet e Dry
Tabella comparativa: le piastre ad aria a confronto
La tabella riassume cosa dichiara ogni scheda e, nell'ultima colonna, cosa non dichiara: è il dato che ti serve per capire quanto puoi fidarti del resto. Nessun prezzo in tabella: una cifra scritta qui invecchierebbe in fretta, le specifiche no.
| Modello | Tecnologia | Temperature dichiarate | Modalità bagnato | Cosa la scheda non dice | Per chi |
|---|---|---|---|---|---|
| Cecotec Air Lisse | Ibrida: placche + aria, brushless 600 W | Fino a 230 °C sulle placche | Sì, tre modalità separabili | La temperatura delle placche in modalità combinata | Capelli spessi e crespi, chi vuole un liscio netto |
| AISEELY 2 in 1 | Solo aria, 110.000 giri | 90 / 120 / 140 / 160 °C | Sì, uso su umido e asciutto | Potenza in watt e portata d'aria | Capelli fini o trattati, chi teme il calore |
| Navado Airglide | Solo aria | Nessuna indicata | Sì, modalità dedicata | Temperature, potenza e giri del motore | Chi viaggia fuori Europa |
| Shark SilkiPro | Ibrida: placche in ceramica + aria | Nessuna indicata | Sì, bagnato e asciutto | Temperature di placche e aria | Famiglie con capelli diversi, grazie ai tre pettini |
| OBA Airstyle Pro | Solo aria, brushless | Umido 80-140 °C, asciutto 120-160 °C | Sì, con gradi separati | Potenza certa: titolo e descrizione non coincidono | Capelli lunghi, chi vuole un apparecchio leggero |
Due schede su cinque non indicano un solo grado. È un dato che dice molto sulla maturità della categoria: se per te il danno da calore è la preoccupazione principale, scegli fra le tre che dichiarano le temperature.
Piastra ad aria o phon più piastra: rovina meno i capelli?
Può rovinare meno, ma non è garantito. Il vantaggio reale è un solo passaggio di calore invece di due e l'assenza di placche roventi nelle versioni solo aria. Uno studio indipendente che confronti i due metodi sullo stesso capello non esiste: il beneficio è ragionato, non misurato.
Il ragionamento regge su due dati. Il primo: il danno termico cresce con la temperatura e con le ripetizioni, e la routine phon più piastra somma due esposizioni, una delle quali oltre i 200 °C. Il secondo: una piastra ad aria solo aria resta sotto i 160 °C, lontano dalla soglia di degradazione misurata in laboratorio. Se passi da una piastra classica al massimo a una solo aria a 120-140 °C, è ragionevole aspettarsi meno stress sulla cuticola.
Meno passaggi non vuol dire zero danno
Il rovescio: una piastra ad aria ibrida usata con le placche a 230 °C sul capello ancora umido può fare peggio della vecchia routine, perché scalda dove c'è ancora acqua. Il vantaggio lo ottieni solo se usi la modalità bagnato come previsto e alzi il calore quando la ciocca è quasi asciutta. Se invece vuoi placche calde su capelli già asciutti, una buona piastra resta lo strumento più preciso: la guida alle migliori piastre per capelli professionali confronta placche e temperature per quell'uso.
Il termoprotettore serve ancora
Sì. Zhou e colleghi, Journal of Cosmetic Science, 2011, hanno mostrato che una piastra oltre i 200 °C trasforma la struttura della cheratina e aumenta la rottura alla pettinatura, e che alcuni polimeri applicati prima del calore riducono in modo significativo la rottura. Una nota doverosa: gli autori lavoravano per un produttore di polimeri cosmetici, quindi il risultato va letto come prova di principio, non come verdetto indipendente. Per scegliere la formula, vedi i migliori spray termoprotettori: su capello umido funzionano meglio le versioni spray leggere, che non appesantiscono.
Capelli ricci, spessi o fini: per chi ha senso una piastra ad aria
Ha più senso per capelli lunghi fini o medi, per chi ha poco tempo al mattino e per chi vuole scendere di temperatura. Sui ricci stretti e molto spessi aiuta ad asciugare e ammorbidire, ma per un liscio netto le versioni ibride con placche lavorano meglio di quelle solo aria.
Capelli ricci e spessi
Un riccio stretto trattiene più acqua e ha una cuticola più irregolare: la sola aria lo distende, ma raramente lo porta a un liscio a specchio in un passaggio. Qui l'ibrida ha un vantaggio concreto, a patto di usare le placche quando il capello è quasi asciutto. Lavora a ciocche sottili: una ciocca spessa esce asciutta fuori e umida dentro, cioè nella condizione peggiore per il calore successivo.
Capelli fini, decolorati o trattati
Sono i capelli che guadagnano di più da una piastra solo aria a temperatura dichiarata. Parti dal livello più basso, aumenta solo se la piega non tiene, e usa il tasto freddo alla fine di ogni ciocca. Se il tuo obiettivo è solo ridurre il crespo, senza piastra, ci sono alternative che non usano calore: le trovi nella guida su come avere capelli lisci senza piastra.
Come usare la piastra ad aria sui capelli bagnati senza stressarli
Togli prima l'acqua in eccesso, proteggi, poi lavora a ciocche sottili con flusso alto e calore basso finché il capello è umido. Alza la temperatura solo quando la ciocca è quasi asciutta, e chiudi con l'aria fredda. Così sfrutti il vantaggio della categoria invece di annullarlo.
- Tampona, non strofinare: un asciugamano in microfibra toglie l'acqua che gocciola. Se i capelli colano, la piastra ad aria diventa lenta e ti viene voglia di alzare il calore.
- Termoprotettore sulle lunghezze, distribuito con un pettine a denti larghi.
- Dividi la testa in sezioni e lavora ciocche larghe al massimo quanto i pettini.
- Modalità bagnato o temperatura minima per il primo passaggio, lento e senza fermarti a lungo sullo stesso punto.
- Secondo passaggio con la ciocca quasi asciutta, alla temperatura più bassa che dà il risultato che vuoi.
- Aria fredda alla fine, dove c'è il tasto: aiuta a fissare la forma mentre i legami si riformano.
Gli errori che annullano il vantaggio
Partire da capelli fradici, usare subito la temperatura massima, tornare più volte sulla stessa ciocca umida, dimenticare il filtro intasato che fa scaldare il motore. Il più comune è il primo: la promessa «da bagnati» fa pensare di poter saltare l'asciugamano, e in pratica porta a sessioni lunghe e più calore totale. Se hai già un buon phon e ti basta una piega morbida, confronta anche i migliori asciugacapelli: con una spazzola tonda arrivi vicino al risultato senza comprare un secondo apparecchio.
Domande frequenti sulla piastra per capelli bagnati
Le domande che tornano più spesso nelle ricerche su piastra ad aria e piastra asciugacapelli: efficacia sul bagnato, danni rispetto alla routine classica, termoprotettore, capelli ricci, tempi e differenze con gli altri strumenti ad aria. Risposte brevi, con i limiti dichiarati.
La piastra asciugacapelli funziona davvero sui capelli bagnati?
Sì, sui capelli tamponati e non fradici. Il flusso d'aria toglie l'acqua mentre la tensione dei pettini o delle placche distende la fibra. Il risultato dipende dal tipo di capello: sui fini e medi è molto vicino a phon più piastra, sui ricci stretti serve spesso un secondo passaggio.
Posso usare una piastra normale sui capelli bagnati?
No. Una piastra classica a contatto con il capello bagnato scalda l'acqua dentro il fusto più in fretta di quanto riesca a uscire: si formano bolle di vapore che rendono la fibra fragile, il cosiddetto capello a bolle. Asciuga prima completamente, oppure usa un apparecchio con modalità bagnato dichiarata.
Rovina meno dei capelli rispetto a phon e piastra?
Può farlo, perché riduce i passaggi di calore e, nelle versioni solo aria, evita placche oltre i 200 °C. Ma non esistono studi indipendenti che lo misurino su questi apparecchi. Il vantaggio c'è se usi temperature basse sul bagnato; sparisce se usi le placche al massimo su capelli umidi.
Serve il termoprotettore anche con la piastra ad aria?
Sì. Il calore resta calore, anche se più basso, e la ciocca passa vicinissima all'uscita dell'aria. Uno spray leggero sulle lunghezze umide riduce la rottura associata al calore ripetuto. Evita le formule oleose pesanti: sul capello bagnato rallentano l'asciugatura e allungano l'esposizione.
Va bene per capelli ricci e spessi?
Aiuta, ma con aspettative realistiche. La sola aria distende e ammorbidisce il riccio, raramente lo rende liscio a specchio in un passaggio. Per un risultato netto su capelli spessi scegli un'ibrida con placche e usale solo quando la ciocca è quasi asciutta, lavorando a sezioni sottili.
Quanto tempo ci vuole rispetto a phon e piastra?
Nessun produttore dichiara un tempo misurato, quindi diffida dei minuti promessi. Il vantaggio è strutturale: un solo gesto invece di due, senza aspettare che il capello si asciughi prima di lisciare. Quanto risparmi dipende da lunghezza, spessore e da quanto bene hai tamponato prima.
Che differenza c'è tra piastra ad aria e multistyler?
La piastra ad aria stringe la ciocca fra due bracci e punta al liscio. Il multistyler usa accessori intercambiabili e il flusso d'aria per avvolgere, dare volume e creare onde. Se vuoi capelli lisci partendo dal bagnato, piastra ad aria; se vuoi una piega morbida o mossa, multistyler.
Il verdetto: la piastra ad aria è una categoria utile, giovane e raccontata con troppo entusiasmo. Mantiene la promessa del «da bagnati a lisci» se scegli un modello che dichiara i gradi e lo usi con calore basso finché c'è acqua. Se una scheda non ti dice a quanti gradi lavori, quella domanda fagliela tu prima di comprare, oppure passa oltre.
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